Caro spesa, l’Antitrust accende i riflettori sulla grande distribuzione

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Il carrello della spesa continua a pesare sempre di più sui bilanci delle famiglie italiane. Non è solo una sensazione: i numeri dicono che l’inflazione alimentare corre più veloce di quella generale e che qualcosa, nella filiera che porta il cibo dagli scaffali ai campi, non torna. Da qui nasce l’indagine conoscitiva avviata dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, che ha deciso di entrare nel cuore delle pratiche commerciali della grande distribuzione organizzata.

Carrello della spesa e aumento dei prezzi alimentari

Negli ultimi quattro anni, tra ottobre 2021 e ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari in Italia sono cresciuti del 24,9%. Nello stesso periodo, l’indice generale dei prezzi al consumo si è fermato al 17,3%. Otto punti di distanza che raccontano una storia precisa: il cibo costa sempre di più rispetto a tutto il resto.

L’aumento non è stato uniforme. Fino a settembre 2025 la crescita più marcata ha riguardato i prodotti non lavorati, quelli che arrivano più direttamente dai campi e dagli allevamenti. Solo negli ultimi mesi si è intravista una possibile inversione di tendenza, ancora tutta da verificare.

Aumento prezzi spesa: cosa dice l’Europa

Nel 2025 il rincaro dei prezzi è stato trainato soprattutto da caffè, cacao, dolciumi e carne. Prodotti che insieme rappresentano circa un quarto del paniere alimentare. Secondo i dati europei, l’inflazione alimentare nell’area euro è scesa al 2,4% nel novembre 2025, dopo il picco del 15,5% registrato nel marzo 2023.

Il dato medio tra gennaio e novembre 2025 si attesta al 2,9%. È più basso rispetto agli anni più duri del post-pandemia, ma resta superiore alla media di lungo periodo precedente al 2020, che era intorno al 2,2%. Tradotto: la fiammata si è attenuata, ma il livello dei prezzi non è tornato indietro.

Grande distribuzione e filiera agroalimentare sotto osservazione

È in questo contesto che l’Antitrust ha deciso di intervenire. Il punto di partenza è uno squilibrio strutturale lungo la filiera agroalimentare. A monte ci sono migliaia di produttori agricoli, spesso piccoli, frammentati, con scarso potere contrattuale. A valle, invece, poche grandi catene della distribuzione, sempre più concentrate e forti.

Secondo l’Autorità, questa asimmetria potrebbe consentire alla grande distribuzione di imporre condizioni economiche e operative della fornitura, trattenendo margini di guadagno superiori a quelli riconosciuti ai fornitori. È qui che nasce il sospetto: i prezzi salgono per i consumatori, ma i produttori non vedono crescere i loro margini in modo proporzionato.

Produttori agricoli e compressione dei margini

Gli agricoltori lo ripetono da tempo. A fronte di scaffali sempre più cari, i compensi riconosciuti a chi produce restano fermi o crescono troppo poco. L’Antitrust mette nero su bianco questa criticità e parla apertamente di una possibile compressione dei margini a monte della filiera.

Il nodo non è solo economico, ma anche sistemico. Se chi produce non riesce a sostenere i costi, l’intero equilibrio della filiera rischia di spezzarsi. E quando questo accade, a lungo termine, il conto torna a presentarsi ai consumatori.

Private label e potere contrattuale della gdo

Un capitolo centrale dell’indagine riguarda i prodotti a marca del distributore, le cosiddette private label. Negli ultimi anni la loro presenza sugli scaffali è cresciuta in modo costante, fino a incidere in maniera rilevante sugli assortimenti.

Nel 2025 le private label hanno raggiunto un fatturato complessivo di 31,5 miliardi di euro, con un aumento del 6,8% rispetto all’anno precedente. Per la grande distribuzione questi prodotti rappresentano un argine contro il caro vita e una risposta alle esigenze delle famiglie.

Ma l’Antitrust guarda oltre. Quando una catena vende prodotti con il proprio marchio, il rapporto con i fornitori cambia natura. Non è più solo verticale, cliente-fornitore. Diventa anche orizzontale, perché il distributore si trasforma in concorrente diretto dei brand tradizionali.

Prezzi, concorrenza e valore lungo la filiera

Questo doppio ruolo rafforza ulteriormente il potere contrattuale della gdo. I fornitori si trovano a negoziare con soggetti che, allo stesso tempo, sono partner commerciali e competitor. Una posizione che può incidere sulla formazione dei prezzi e sulla distribuzione del valore aggiunto lungo la filiera.

Per questo l’Autorità considera meritevole di approfondimento il ruolo della grande distribuzione nella ripartizione dei margini e nei meccanismi che portano al prezzo finale pagato dai consumatori.

Caro vita e carrello della spesa: cosa c’è in gioco

L’indagine non parte da un’accusa formale, ma da una constatazione: il carrello della spesa è diventato uno dei simboli più evidenti del caro vita. Ogni aumento, anche di pochi centesimi, moltiplicato per decine di prodotti, pesa sulle famiglie.

Capire se e quanto la grande distribuzione contribuisca a questo scenario è una questione che va oltre la concorrenza. Tocca il potere d’acquisto, la sostenibilità del settore agricolo e la trasparenza dei prezzi.

Un’indagine che può cambiare gli equilibri

L’istruttoria aperta dall’Antitrust potrebbe avere effetti rilevanti. Non solo per eventuali interventi regolatori, ma anche per ridefinire i rapporti di forza lungo la filiera agroalimentare. Se emergeranno pratiche distorsive, il tema non sarà più solo il costo della spesa, ma il modello stesso con cui il cibo arriva sulle tavole degli italiani.

Il carrello della spesa, oggi più che mai, è il punto di incontro tra economia reale e vita quotidiana. Ed è proprio lì che l’Antitrust ha deciso di guardare.