Carabiniere travolto dal treno durante inseguimento, «morte non fu colpa del ladro»

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La morte di Emanuele Reali, in carabiniere travolto e ucciso da un treno a caserta durante l’inseguimento di un ladro d’appartamento non può esser considerata conseguenza – pur se non diretta e voluta – della fuga sui binari di Pasquale Attanasio. Il 24enne resta in carcere ma, come argomentato dal giudice Nicoletta Campanaro, solo per le ipotesi di furto pluriaggravato e resistenza a pubblico ufficiale, essendo esclusi i gravi indizi per l’accusa di morte in conseguenza di un altro reato. Disattesa dunque la tesi della Procura, secondo cui «la morte del carabiniere non può affatto definirsi una tragica fatalità», ravvisando il «nesso di causalità» fra la resistenza posta in essere da Attanasio e l’evento di cui è rimasto vittima il sottufficiale dell’Arma.
Dalle indagini sarebbe inoltre emerso che «il vice brigadiere Reali ha optato per un percorso diverso rispetto all’Attanasio, scegliendo una via d’accesso alla ferrovia alternativa all’inseguito». Per questo il coraggioso carabiniere, che non aveva esitato a mettersi sulle tracce del fuggitivo, avrebbe perso «il contatto visivo» con il ladro, «interrompendo il collegamento spazio temporale con l’indagato». Nell’interpretazione del giudice, si sarebbe «creata una cesura tra inseguitore e inseguito nella concatenazione spazio-temporale, un’interruzione del collegamento visivo e spaziale» che avrebbe «determinato una scelta autonoma di azione da parte del militare, in via teorica anche più pericolosa in relazione al punto d’ingresso, tale da incidere sulla correlazione causale tra condotta ed evento non voluto».
Attanasio resta dunque in carcere; altri due componenti della banda sono agli arresti domiciliari, mentre il quarto, un 20enne incensurato che aveva svolto il ruolo di “palo”, è sottoposto all’obbligo di dimora a Napoli.