La vergognosa vicenda del canale San Tommaso inizia a intravedere spiragli di luce e, dopo anni di imperdonabile e ingiustificato abbandono, i lavori per la realizzazione del collettore Sub 1 potrebbero riprendere a breve termine. E’ solo un piccolo passo in avanti e l’attenzione di cittadini, comitati e mass media non deve affatto calare, perché nella migliore ipotesi i lavori di risanamento si concluderanno entro la fine del 2018. Nella migliore ipotesi. A quel punto toccherà agli Enti gestori effettuare una programmazione di estensione del servizio fognario e gli organi preposti alla vigilanza dovranno verificare il corretto smaltimento dei reflui censendo ed eventualmente eliminando eventuali scarichi abusivi.
Si tratta di un grande lavoro di ingegneristica idraulica in un contesto molto difficile, “dove c’è una falda molto alta e numerosi sottoservizi interferenti, anche di notevole importanza, che devono essere spostati preventivamente dagli Enti gestori”, come spiegato tempo addietro dall’ingegnere Massimo Mariconda, funzionario dell’Arcadis e designato direttore dei lavori del collettore Sub 1. Sarà completato il tronco fognario che corre parallelamente al canale San Tommaso, i cui lavori sono stati bloccati tra Angri e Scafati nel 2010, e costituirà il recapito finale della rete fognaria di Corbara, di una parte della rete fognaria di Sant’Egidio e di Angri. Inoltre è prevista la realizzazione di nuove condotte fognarie di grande diametro, la riabilitazione idraulica e sistemazione di opere esistenti e solo parzialmente eseguite durante il precedente appalto. L’intervento si comporrà anche di altri due rami che servono per intercettare i reflui di Scafati e un altro ramo per i reflui di Pompei, per un costo complessivo di 15 milioni di euro.
Il consigliere comunale di Scafati, Mimmo Casciello, da lungo tempo impegnato attivamente sul problema, si dice entusiasta per la fine della fase di validazione e l’approvazione del nuovo progetto esecutivo del collettore Sub 1, con la consegna del cantiere alla ditta appaltatrice Giovanni Malinconico Spa. “E’ l’ inizio della fine di un incubo”, ha dichiarato il consigliere Mimmo Casciello. “E’ assolutamente necessario restituire ai corsi d’ acqua il proprio ruolo naturale, sottraendoli all’oramai consolidata funzione di fogne a cielo aperto… In attesa, ci appelliamo ancora una volta alla Procura, affinché si adoperi, per individuare eventuali responsabilità e punirli penalmente ed a ogni istituzione di qualsiasi ordine e grado. La nostra esasperazione è giunta al limite. Per questo insieme ai Comitati e le associazioni – che pubblicamente ringrazio – abbiamo indetto una protesta forte ma civile, attraverso una marcia in difesa dell’ambiente. Restiamo in attesa di un tavolo istituzionale convocato dall’onorevole Paolino, in Arcadis, in cui saranno presenti i Comitati e le associazioni”.
Ancora lungi dall’essere risolta questa emergenza sanitaria e ambientale emerge un ‘mistero di fondo’: l’Arpac sembra restia a voler rilasciare i risultati dei dati sulle acque del canale San Tommaso in seguito ad un’analisi compiuta tempo addietro. Comitati, cittadini e politici locali non sono mai venuti a conoscenza dell’esito di questi prelievi. Inoltre, perché non è mai stata effettuata una perizia agraria sui terreni adiacenti a questa cloaca né un’analisi dei prodotti agroalimentari che vengono coltivati in questi? Due domande che forse resteranno senza risposta e su cui si interrogano anche i vari comitati.
Luigi Ciamburro

