Campania, voto possibile a novembre. Il congresso Pd resta in bilico

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La Campania si avvicina alle urne senza una data certa per le elezioni regionali e con un Partito democratico ancora impantanato nel rebus congresso. Due questioni intrecciate che agitano il fronte progressista e rendono incerto lo scenario politico a poche settimane dalle scadenze decisive.

Il governatore Vincenzo De Luca, al termine del suo secondo mandato, sembra orientato a fissare il voto intorno alla metà di novembre. Una scelta legata anche a ragioni simboliche: evitare che l’apertura delle urne coincida con il 23 novembre, giorno in cui si ricorda il terremoto dell’Irpinia del 1980, anniversario particolarmente sentito nel territorio. L’ipotesi più concreta, quindi, è che i cittadini siano chiamati a scegliere il nuovo presidente della Regione il 16 e 17 novembre. Entro il 16 settembre dovrebbe arrivare la firma del decreto che fisserà ufficialmente la data.

Intanto, però, il Pd campano non è riuscito ancora a sbloccare il nodo del congresso regionale. La candidatura di Piero De Luca, deputato e figlio del governatore, era data per scontata a luglio come parte dell’intesa che avrebbe dovuto portare Roberto Fico, ex presidente della Camera, a guidare la coalizione di centrosinistra. Ma l’investitura si è arenata tra veti, malumori interni e lentezze procedurali.

Per convocare l’assemblea degli iscritti nei circa 400 circoli campani servono regolamento, commissione congressuale, modulistica per le firme: passaggi tecnici che richiedono settimane. Con i tempi ormai strettissimi, cresce il rischio che il congresso venga rinviato a dopo le elezioni, scenario giudicato «irrituale» da più di un dirigente vicino a De Luca.

Le tensioni non mancano. All’interno del partito serpeggiano malumori: due ex parlamentari salernitani, Federico Conte e Simone Valiante, hanno già manifestato dissenso, mentre i parlamentari campani tacciono, senza però spendersi in prima persona per la candidatura del giovane De Luca. Sullo sfondo resta il commissariamento della federazione di Caserta, nodo irrisolto che rende ancora più complicata la partita.

Il rischio, ora, è che lo stallo finisca per indebolire l’intero campo progressista proprio alla vigilia della sfida elettorale. A guadagnarci potrebbe essere chi, come Fico, ha margini di manovra politica: la sua candidatura a presidente non è ancora blindata e i ritardi del Pd potrebbero offrirgli spazi di pressione.