Campania e lavoro, tante le vertenze che restano aperte

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Nessuna provincia è libera da sofferenze sul fronte lavoro. A partire dal capoluogo dove il futuro dei 315 dipendenti della Whirlpool di via Argine (ai quali vanno aggiunti quelli dell’indotto dell’Avellinese e del Casertano), una delle ultime aziende a resistere nell’area orientale, è appeso a una difficile trattativa, con lo spettro di una nebulosa riconversione. Sui tavoli di crisi è finita anche la Leonardo, ex Finmeccanica di Giugliano, settore aeronautica e difesa: 370 lavoratori di cui 200 nella produzione e il restante nella parte ingegneristica. È stata avanzata richiesta al Mise di intervenire per scongiurare il trasferimento delle attività a Modena e Roma.

A Caserta, Terra di lavoro, le cose non vanno meglio: sono state avanzate diverse richieste al Mise per far rispettare gli accordi territoriali per l’ex 3M che coinvolge circa 1000 lavoratori. Nell’area di Sessa Aurunca ci sono la Forment e la ex Goldstar di Pignataro Maggiore, altri mille lavoratori che dal 2015, scaduti gli ammortizzatori sociali sono senza reddito. Si attende tavolo con Di Maio. È di questi giorni la notizia dell’avvio di 350 licenziamenti da parte della Jabil (aveva rilevato Ericsson e Siemens) di Marcianise. Problemi anche per il polo della logistica: l’ex Firema è stata commissariata e poi successivamente acquisita dal gruppo Scudieri, ma i 300 lavoratori non sono mai stati assorbiti. Infine la Oma Sud di Capua (settore aerospaziale) è in difficoltà economiche a causa di un contenzioso con lo Stato per il blocco di finanziamenti pubblici. Risultato azienda ferma e 100 lavoratori senza stipendio.

A Salerno rischiano il licenziamento 78 lavoratori della Treofan e mentre 55 dipendenti della Princes di Angri potrebbero essere trasferiti a Foggia