Camorra, Gratteri lancia l’allarme: «I minori usati come carne da macello dal crimine»

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mn24.it

I minori arruolati come manovalanza criminale, usati e sacrificati perché costano meno in termini di rischio giudiziario. È questo il quadro che emerge dal blitz anticamorra scattato nel rione Iacp di Santa Maria Capua Vetere e raccontato senza giri di parole dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, intervenuto durante la conferenza stampa seguita all’operazione.

Diciannove le persone arrestate dalla Polizia di Stato, tre delle quali minorenni. Un dato che, più del numero complessivo dei fermati, fotografa una tendenza ormai strutturale. Gratteri lo dice chiaramente davanti ai cronisti: i minori sono diventati carne da macello e utili idioti per il crimine. Parole dure, pronunciate senza enfasi, ma con il peso di chi osserva il fenomeno da anni.

L’operazione ha colpito un gruppo radicato nel rione popolare, un contesto urbano fragile dove la presenza dello Stato è spesso percepita come intermittente e il controllo criminale come continuo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i minorenni arrestati avrebbero avuto ruoli operativi nelle attività illecite, inseriti in un sistema che li utilizza come esecutori, vedette, corrieri. Funzioni semplici, ma decisive, affidate a ragazzi sempre più giovani.

Il procuratore sottolinea che non si tratta di un episodio isolato né di una peculiarità campana. Il coinvolgimento dei minori nei reati, anche di tipo mafioso, è ormai un trend nazionale. Un trend in crescita, alimentato da due fattori principali. Da un lato la carenza educativa, dall’altro una valutazione fredda e cinica fatta dalle organizzazioni criminali: i minori rischiano meno degli adulti. Pene più lievi, percorsi giudiziari diversi, maggiore facilità di sostituzione.

È una strategia che trasforma l’adolescenza in un bacino di reclutamento. I clan intercettano il disagio, lo incanalano, lo rendono funzione del proprio potere. In quartieri dove il lavoro manca, la scuola fatica a trattenere, e l’unico modello visibile di successo è quello criminale, l’ingresso nel sistema diventa quasi naturale. Non per vocazione, ma per assenza di alternative.

Il blitz di Santa Maria Capua Vetere arriva in un momento in cui l’attenzione investigativa sul coinvolgimento dei minori è particolarmente alta. Le forze dell’ordine segnalano da tempo un abbassamento dell’età media dei soggetti coinvolti in reati violenti, dallo spaccio alle estorsioni, fino agli agguati. Ragazzi che crescono con un’idea distorta del rischio e della responsabilità, spesso convinti di essere intoccabili.

Gratteri insiste su un punto che va oltre l’operazione di polizia. Reprimere non basta. Se non si interviene sul piano educativo e sociale, il ciclo si ripete. I minorenni arrestati oggi verranno rimpiazzati domani da altri ancora più giovani. Il sistema criminale si adatta, anticipa, sfrutta ogni vuoto.

Il rione Iacp diventa così un simbolo, non un’eccezione. Un luogo dove il confine tra normalità e illegalità si assottiglia, dove crescere significa scegliere in fretta da che parte stare. E dove, troppo spesso, la scelta non è davvero libera.

L’operazione rappresenta un colpo importante alle dinamiche locali, ma lascia aperta una domanda più grande. Quanto è profonda la frattura che consente alla camorra di parlare ai ragazzi prima dello Stato? E quanto tempo resta per invertire una rotta che sta trasformando l’infanzia in una risorsa criminale?

Le manette scattate all’alba segnano una risposta immediata. Ma l’allarme lanciato dal procuratore di Napoli va ben oltre il fatto di cronaca. È un avvertimento che riguarda il futuro, e che non può essere ignorato.