Calenda attacca il centrodestra in Campania

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«Si può affidare la Campania nelle mani di uno che non ha mai gestito niente e che si odia con chi lo ha preceduto? Se fossi un elettore, non avrei dubbi a votare scheda bianca».
Con queste parole il leader di Azione, Carlo Calenda, ha duramente criticato la situazione politica campana, parlando a margine dell’incontro con gli imprenditori irpini nella sede di Confindustria Avellino.

Calenda ha puntato il dito contro la maggioranza di centrodestra, accusandola di essere priva di coerenza e coesione:
«Quanto potrà reggere una maggioranza che mette di tutto al suo interno, trasformando di fatto le elezioni regionali in uno scontro tra feudatari?» ha dichiarato, sottolineando come la corsa alla Regione stia diventando «una lotta tra poteri personali più che un confronto su programmi e competenze».

Sì alla separazione delle carriere

Sul piano nazionale, Calenda ha invece espresso giudizio positivo sulla riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, approvata definitivamente dal Parlamento:
«Migliorerà il sistema, altro che le scemenze che dice la sinistra», ha commentato, prendendo così le distanze dalle posizioni del centrosinistra e schierandosi su una linea più garantista.

Campania e industria: l’allarme Stellantis

Durante l’incontro, il leader di Azione ha anche affrontato le prospettive industriali della Campania, esprimendo forte preoccupazione per il futuro dello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco.
«Sono certo che Stellantis andrà via da Pomigliano entro il 2030 – ha affermato – travolta dalla crisi generale dell’automotive, dall’insostenibilità dei costi dell’energia e dalle nuove direttive europee sulla sostenibilità».

Una stoccata politica e industriale

L’intervento di Calenda segna un doppio affondo: da un lato la critica alla gestione politica del centrodestra campano, dall’altro l’allarme su un sistema industriale in difficoltà. Un messaggio che conferma la volontà del leader di Azione di porsi come voce autonoma e alternativa rispetto agli schieramenti tradizionali, insistendo sul binomio competenza e pragmatismo come unica via per rilanciare la regione e il Paese.