Marcello Torre, da sindaco di tutti e non di pochi, decide di fare la differenza. Ostacola e si frappone al connubio politico mafioso.
Una vicenda umana e politica, la sua, che ricorda quelle di altri politici, su tutti Piersanti Mattarella, che da dirigenti dell’amministrazione comunitaria, agiscono nel rispetto delle regole dello Stato e non di quelle dei compromessi sottaciuti e malavitosi. Una scelta che gli costa la vita.
Nato a Pagani il 9 giugno 1932, da una famiglia benestante. In gioventù è stato un cronista sportivo scrivendo importanti articoli sul giornale “Lo sportivo”. Amava molto lo sport tanto da viverlo attivamente diventando dirigente della Polisportiva nel 1965 e successivamente presidente della Paganese Calcio 1926.Fu un membro attivo della FUCI (federazione unitaria cattolica italiana) e di Azione Cattolica, divenendone dirigente. Fu delegato provinciale dei gruppi giovanili DC per la provincia di Salerno assumendo poi la carica di consigliere nazionale. Come esponente democristiano promosse un convegno sulle contraddizioni della riforma agraria in seguito alla quale i contadini avevano ottenuto la terra ma non i mezzi per avviare le attività. Aveva una predisposizione dialettica non comune che ben presto lo portò ad abbracciare la politica: il 7 agosto 1980 fu eletto sindaco di Pagani come indipendente della giunta DC. Appena eletto annunciò che avrebbe governato avulso da condizionamenti, senza lasciare entrare in Comune affaristi e uomini legati ai clan. Dopo solo pochi mesi, il 23 novembre dello stesso anno, si trovò ad affrontare le problematiche legate al violento terremoto che colpì gran parte del Sud Italia con quasi tremila vittime e duecentottanta mila sfollati. Torre trascorse in mezzo alla gente la notte della scossa, coordinando i primi soccorsi, e restando in prima linea anche i giorni successivi al sisma. Si oppose fermamente alle infiltrazioni criminali negli appalti per la ricostruzione, impedendo di “gonfiare” le cifre dei senzatetto, bloccando in questo modo l’arrivo di cospicui finanziamenti alle imprese. Ci teneva a ripetere spesso che i cittadini di Pagani non avevano bisogno di soldi e beni di prima necessità ma di tecnici per dar loro la possibilità di rientrare presto nelle proprie case. Proprio questo suo impegno civile contro la camorra e il malaffare politico, che gravitava attorno ai clan salernitani e napoletani, lo rese facile bersaglio della camorra: fuucciso l’11 dicembre 1980, neanche un mese dopo il terremoto, da due killer legati a Raffaele Cutolo. Uscito di casa per raggiungere prima il Palazzo di Città e poi il Tribunale, e salito sull’auto guidata da un conoscente, fu circondato dagli assassini che spararono decine di colpi di lupara. Il sindaco aveva più volte fatto capire di essere in pericolo e spesso aveva ripetuto la frase “Sono seduto su una polveriera”.
Per l’omicidio la Corte di Assise di Appello di Salerno condannò all’ergastolo Raffaele Cutolo il 10 dicembre 2001, sentenza confermata dalla Corte di Cassazione il 4 giugno 2002. Cutolo fu riconosciuto mandante del delitto mentre Francesco Petrosino fu ritenuto l’esecutore materiale. Torre aveva due passioni che rivelavano la complessità e le sfaccettature della sua personalità: la sua passione politica e quella per la sua professione. Secondo
don Luigi Ciotti, Marcello Torre «fu uno dei testimoni più validi del vero cattolicesimo, quello aperto, che univa in sé i principi della Costituzione e l’intransigenza etica del Vangelo», principi che applicava in tutto ciò che faceva. Svolgeva la sua attività politica con serietà e correttezza; era un avvocato conosciuto e apprezzato, che si trovò a difendere anche boss della camorra senza perdere la sua integrità professionale.
Pochi mesi prima di morire, Marcello Torre affidò al giudice Domenico Santacroce, una busta chiusa contenente il suo testamento. Con esso raccomandava alle Istituzioni il modo migliore per amministrare Pagani, nel caso a lui fosse successo qualcosa di grave. Sembrava che il sindaco sentisse l’approssimarsi della fine e volle lasciare ai suoi concittadini e soprattutto alla moglie e ai figli un augurio di speranza: di “essere degni del suo sacrificio”.
A Torre è dedicato lo stadio comunale di Pagani dove gioca la Paganese Calcio di cui è stato dirigente.E’ stato istituito nel suo ricordo il “Premio Marcello Torre”, un premio nazionale assegnato a chi si distingue nell’impegno civile e nell’opera di denuncia della criminalità. Nella manifestazione di assegnazione del premio che avviene l’11 dicembre di ogni anno, si svolge anche il Concorso scolastico Marcello Torre, rivolto agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado.Nel 2015 è stata organizzata una Borsa di Studio intitolata alla memoria di Marcello Torre, rivolta ai laureandi in Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Salerno.
Nel novembre del 2007 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli conferisce la medaglia d’oro al merito civile con queste motivazioni: “Sindaco del Comune di Pagani e professionista di elevate qualità umane, civili e politiche, coraggiosamente impegnato ad affrontare le vaste e difficili problematiche connesse all’opera di ricostruzione del dopo
terremoto, veniva barbaramente assassinato in un vile agguato camorristico.
Preclaro esempio di impegno civile e di rigore morale fondato sui più alti valori di cristiana solidarietà, di libertà e di legalità.

