Boxe: intervista ad Alfredo Raininger (presidente FPI Campania)

0
910

Tra il 3 e l’8 dicembre, a Roseto degli Abruzzi,  si svolgeranno i campionati nazionali Elite maschili e femminili di boxe. La massima competizione italiana sarà visibile sul  sito della federazione pugilistica italiana – www.fpi.it – in diretta streaming, mentre le finalissime, in programma martedì 8 dicembre, saranno trasmesse sulle frequenze di RaiSport. C’è grande attesa per l’evento, così come emerge dalle parole del dottor Alfredo Raininger, nuovo presidente del Comitato Campano Fpi, nonché ex campione d’Europa dei superpiuma. Raininger è stato eletto dopo le dimissioni di Enrico Apa, a sua volta nominato componente della commissione nazionale arbitri e giudici.

Cosa intende fare nel prossimo futuro quale presidente del Comitato Campano? «Voglio partire dalle basi, bisogna seguire di più i giovanissimi, solo avendo delle basi forti e ben proiettate in seguito si avranno riscontri meritevoli».

La boxe ha poca visibilità tra i media. Secondo lei, la Federazione nazionale cosa deve fare per dare una svolta? E di cosa c’è bisogno per dare ulteriore eco al pugilato anche a livello regionale? «Negli anni passati la Federazione stanziava un fondo solo per il mantenimento di alcune testate giornalistiche; inoltre, si è sempre provveduto a coinvolgere i giornalisti più accreditati con conferenze, inviti vari in strutture di rilievo. E’ stata sempre questa la ricetta per dare risalto a questo sport. Sul piano regionale, non avendo fondi per poter gestire questo tipo di situazione, posso solo fare affidamento su alcuni amici giornalisti, sempre pronti a parlare di notizie ed eventi più importanti».

Fino a qualche anno fa nel pugilato il professionismo era considerato, com’è giusto che sia, la massima espressione. Oggi invece capita esattamente l’inverso. Non ritiene che questo sia  un passo indietro? Perché si preferisce il dilettantismo al professionismo? «Sotto l’aspetto economico sicuramente è così, ma devo però ammettere che, anche se poco considerati, i nostri professionisti sono ben preparati e pugilisticamente sono bravissimi. Se oggi il professionismo non decolla è colpa di alcuni organizzatori senza scrupoli, che anni fa hanno riempito i palinsesti Rai con incontri improponibili, di fatto allontanando gli sponsor dal nostro sport, ma soprattutto ha allontanato giornalisti e tv».

Perché i ragazzi preferiscono sport da combattimento come la kickboxing o alle MMA in luogo della boxe? «Di questo non sono convinto. È vero che il pugilato è una disciplina olimpica, quindi rispettosa delle regole e questo a volte ai giovani non piace, ma spesso a spingere i giovani ad altri sport di combattimento estremo è solo l’esuberanza, una sorta di “gusto dell’adrenalina”, fondamentale per quel tipo di sport».

In Italia ritiene che per il futuro ci potranno essere, nell’ambito professionistico, pugili del calibro di Patrizio Oliva, Nino Benvenuti, Giovanni Parisi e altri grandi della nostra boxe? «Certo, sono sicuro che presto riprenderemo a risalire. Del resto è noto che tutti i settori sono caratterizzati da fenomeni ciclici che hanno una durata limite. Il nostro momento buio sta per terminare e ora inizieremo la ripresa».

Le mamme hanno paura di far avvicinare i propri figli alla boxe, ma è così pericolosa? «Un po’ di ragione le mamme ce l’hanno.  Il pugilato ha come intento quello di colpire il proprio avversario nel miglior modo possibile e ogni colpo ben assestato potrebbe causare un microtrauma; quindi sarebbe stupido non ammettere  il rischio. Comunque i rischi ci sono anche negli altri sport, ma per quanto riguarda il pugilato, la nostra sorveglianza sanitaria è tra le più rigorose in Italia. Per evitare infortuni, gli atleti dovrebbero salire sul ring sempre preparati, visto che a provocare il più delle volte gli infortuni è proprio la scarsa preparazione. Posso rassicurare le mamme che le scuole di pugilato affiliate hanno maestri preparatissimi nel valutare se un atleta è nelle condizioni di salire sul ring.  Ma praticando il pugilato, sia agonistico che amatoriale, si hanno anche tanti vantaggi; i nostri atleti, in particolar modo gli agonisti, sono tra i più sani e tra quelli che hanno una migliore conduzione di vita».