Boscoreale. Esclusiva MN24. “Abbandonati in casa in attesa del tampone”

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Boscoreale è una città che, seppur rispettosa delle nuove restrizioni, ha un numero di casi positivi da non sottovalutare.

Così come non è da sottovalutare l’incoscienza di alcuni cittadini che nonostante l’obbligo ormai noto a tutti di indossare la mascherina, disobbediscono senza rispettare nessuno.

Dietro i numeri della pandemia ci sono persone, storie, uomini e donne, che stanno vivendo un disagio non solo fisico ma anche psicologico.

L’Asl, travolta dalla gestione del Covid, viene accusata di dimenticare i cittadini. Forse per mancanza di personale o disorganizzazione, ma di fatto allunga i tempi della quarantena perché in alcuni casi non effettua i tamponi a chi è risultato positivo una prima volta, dopo aver accertato il primo contagio privatamente.

Un cittadino boschese positivo al Covid-19, ha voluto condividere con Medianews24 la sua esperienza di ‘dimenticato in casa’. Preferisce non dire il suo nome, ma vuole raccontare la sua storia per sensibilizzare sulla vicenda.

“Ci sono intere famiglie, compresa la mia, in attesa di tamponi. I dati cambierebbero sicuramente se ci fosse più tutela” .

Inizia così il racconto di un padre di famiglia costretto in casa perché non gli è stato praticato il secondo tampone. “Il primo tampone l’ho fatto privatamente 20 giorni fa, perché avevo i sintomi da Covid. Nonostante i continui solleciti, l’Asl ancora non mi ha effettuato il secondo tampone. Solo dopo 20 giorni hanno chiamato i miei figli e mia moglie, risultati fortunatamente negativi. Io sono in camera isolato da tre settimane”.

Dal racconto dell’uomo traspare il dramma umano che si vive, non solo negli ospedali. “Ho avuto febbre alta e saturazione anche all’80% – 85% . Abbiamo preso l’ossigeno privatamente a causa di forti crisi respiratorie. Dopo 2 giorni è arrivata l’ambulanza a casa. A dire il vero i medici erano molto esperti, mi hanno prescritto la stessa cura che fanno in ospedale”.

Spesso arrivano notizie negative o scoraggianti sull’operato degli operatori sanitari. Di fatto il loro impegno è notevole, ma la stanchezza e la paura per sé e per i propri cari, può prendere il sopravvento. In questo caso e sicuramente, in tanti altri, gli operatori del 118 hanno fatto del loro meglio.

“Io racconto anche le cose positive – sottolinea l’uomo – perché è giusto. Non posso, però, essere abbandonato in casa, per chissà quanto tempo. Vorrei fare privatamente il secondo tampone, ma non posso uscire mettendo in pericolo la vita degli altri. Non consento di uscire a nessun componente della famiglia nonostante siano negativi”.

Una storia come tante che mostra uno spaccato di vita a tratti sottovalutato o dimenticato, ma che rispecchia una realtà drammatica in uno dei momenti storici più difficili.

Alina Cescofra