Boscoreale e il suo nuovo “re della sosta selvaggia”

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In un pomeriggio come tanti, Boscoreale ha incoronato un sovrano inatteso. Nessuna cerimonia, nessuna fascia tricolore. È bastata una Peugeot grigia parcheggiata in una strada stretta, dove non si può, dove non si deve. Via Garibaldi paralizzata, motori accesi, clacson che diventano colonna sonora di una quotidianità stanca e automobilisti (due automobiliste a dire il vero) indiavolate. Per oltre venti minuti, le auto ferme come pedine senza uscita, un furgone impossibilitato a proseguire, pedoni costretti a slalom tra paletti e lamiera. In città tutti lo sanno: qui la sosta selvaggia non è un episodio, è un’abitudine. E questa volta l’abitudine è diventata notizia.

Boscoreale e il nodo irrisolto del traffico urbano

Via Garibaldi è una strada stretta che da sempre è al centro di polemiche e a rischio per la circolazione pedonale per assenza di marciapiedi. È stata protetta dall’amministrazione Di Lauro con paletti proprio per impedire quello che puntualmente accade ogni giorno: parcheggi improvvisati, auto in seconda fila, manovre impossibili. La Peugeot grigia – protagonista indiscussa della giornata – ha soltanto aggiunto un capitolo a una storia lunga anni. L’automobilista ha ignorato segnaletica, logica, buon senso. Ha parcheggiato. Punto. Il resto lo hanno fatto i minuti, tanti, con un serpentone di veicoli fermo, motori accesi e cittadini bloccati, qualcuno di ritorno dal lavoro, qualcuno che doveva riprendere i bambini dalle attività pomeridiane. Tutti prigionieri di un gesto banale.

Venti minuti di caos: carabinieri in strada, cittadini esasperati

Lo scenario è diventato grottesco. Le auto ferme, il furgone impossibilitato a passare. Qualcuno ha suonato inutilmente a lungo, altri hanno provato a cercare il proprietario porta per porta. Alla fine sono intervenuti i carabinieri, che hanno liberato il flusso del traffico e riportato un ordine fragile, temporaneo. Ma la domanda resta sospesa nell’aria: quanto ancora potrà reggere una città che deve convivere ogni giorno con la stessa scena? Non è un caso isolato. È la regola non dichiarata del centro urbano. Una regola proprio all’intersezione con via Bellini dove ogni giorno ci sono auto ferme nell’incrocio e il tratto che porta a via STE Cirillo è percorso da tanti automobilisti a senso unico, senza alcuna conseguenza.

Paletti, divieti, segnaletica: tutto inutile senza controllo

Il Comune qualche tempo fa aveva installato paletti a via Garibaldi proprio per proteggere i pedoni. L’intenzione era chiara: impedire il parcheggio selvaggio, rendere via Garibaldi percorribile senza rischi. La realtà è un’altra. Le auto continuano a infilarsi ovunque, perfino dove la fisica direbbe “non entra”. Il messaggio è semplice e brutale: senza controllo, le regole sono solo decorazione urbana. Non basta la struttura, serve la presenza. Serve un giro di vite da parte della Polizia Municipale, con costanza e decisione, anche se qualche multa per divieto di sosta ogni tanto compare. Altrimenti ci sarà ogni giorno un altro re della sosta selvaggia, un’altra foto, un altro racconto identico.

Il centro come parcheggio diffuso: Piazza Pace diventata un garage improvvisato

Il vero cuore del problema è in Piazza Pace. È qui che Boscoreale rivela la sua contraddizione più evidente: un parcheggio nuovo di fronte al Comune, aperto dopo anni di attesa, spesso vuoto; le strisce blu ignorate; invece le auto invadono piazza, marciapiedi, perfino i posti riservati alle forze dell’ordine davanti al Comune. Qui la scena è imbarazzante: si parcheggia dove capita, finché c’è spazio, anche salendo con le ruote sulla piazza. Tutto pur di non spendere pochi euro. Il risultato? Una viabilità congestionata, un centro soffocato, un’immagine urbana che vorrebbe essere moderna ma resta prigioniera del suo passato.

Tra lavori stradali e mobilità rallentata la città oggi scoppia

Al caos quotidiano si aggiungono i lavori in corso in varie zone del centro, che hanno stretto ancora di più le vie di collegamento. Meno spazio, più tempo in macchina, più tensione. Chi vive Boscoreale lo sente ogni giorno sulla pelle: muoversi diventa faticoso, attraversare la strada una sfida, trovare parcheggio un esercizio di creatività. La città è disorganizzata. E quando la disorganizzazione incontra la furbizia, si blocca tutto. Via Garibaldi lo ha mostrato con brutalità.

Ora la responsabilità è politica: cosa serve davvero per cambiare?

Il sindaco Pasquale Di Lauro ha già dato segnali con l’introduzione dei paletti. Ma ora arriva la parte più difficile: il tempo delle sanzioni, dei controlli fissi, della linea dura. Senza continuità ogni intervento si scioglie come neve. Serve pattugliamento, multe reali, multe visibili, una strategia educativa e punitiva insieme. Boscoreale non è un caso isolato italiano. Perché quando una città preferisce la scorciatoia al rispetto collettivo, ogni macchina parcheggiata male diventa manifesto.

Boscoreale non merita questo: ripartire dal rispetto comune

Il traffico non nasce dal caso. Nasce dalla somma di piccoli egoismi quotidiani, dall’inciviltà. Sarebbe facile gettare la croce addosso all’amministrazione, ma i parcheggi ci sono, i paletti anche e i sensi di marcia possono non piacere a qualcuno ma sono coerenti nel sistema di viabilità. Il problema non sono né l’amministrazione, né i vigili. Il problema sono i cafoni, i barbari della sosta che se ne fregano di persone invalide che hanno bisogno di spazio, di donne incinte o con i bambini. Loro sono i padroni, i re di Boscoreale e non hanno paura neanche delle istituzioni. La strada è il loro regno, i marciapiedi anche, come quelli puntualmente occupati su via Della Rocca che bloccano i pedoni. Ognuno parcheggia “solo cinque minuti”, poi diventano dieci, poi trenta. La Peugeot grigia non è un colpevole unico: è lo specchio di un’abitudine che si normalizza. Il pericolo è accettarlo. Perché quando il disordine diventa routine, la città perde dignità. Boscoreale può invertire rotta. Ha già iniziato, ma ora serve coraggio. Quello vero. Quello che non teme critiche. La prossima volta qualcuno dirà: “tanto non controlla nessuno”. E lì si decide tutto. Una multa può non cambiare il mondo. Una multa costante, ogni giorno, sì.