Boscoreale, diario dalla zona rossa. Nuovo caso di positività al Coronavirus in città

Di Alina Cescofra

Salgono a 2 i positivi al Coronavirus a Boscoreale. Un nuovo tampone oggi ha confermato la positività di un’altra persona (Successivamente si è appreso che si tratta di una donna già deceduta). Restano, però, sempre 5 i casi sospetti in attesa di tampone e in quarantena obbligatoria, perché a contatto con positivi ci sono 9 persone. Altri due soggetti sono stati invece denunciati e messi in quarantena per aver violato le disposizioni. 

I cittadini boschesi sono preoccupati anche dalle notizie che arrivano dall’ospedale Covid di Boscotrecase, dove dopo gli audio circolati nei quali si affermava che mancava di tutto, Tachipirina compresa, c’è stata la visita dei Nas. A disporla la Procura della Repubblica di Torre Annunziata dopo i 5 decessi in pochi giorni. Nel pomeriggio di oggi, poi, dall’ospedale Sant’Anna e Maria Santissima della Neve hanno fatto sapere che grazie alle terapie con i farmaci anti-artrite sperimentati al Cotugno, ben 11 pazienti saranno estubati. L’ultimo bollettino di oggi parla di 41 ricoverati dei quali 7 intubati in terapia intensiva e 34 in subintensiva. Sul personale effettuati 25 tamponi risultati negativi.

Boscotrecase è l’ospedale di riferimento per tutti i cittadini di Boscoreale.

La Protezione Civile locale ha distribuito mascherine alle attività commerciali aperte per i servizi indispensabili. Sono quelle che l’altro ieri sono state donate dalla Comunità Evangelica Cinese.

“Con decorrenza dalla data del 26 marzo 2020 e fino al 14 aprile 2020 su tutto il territorio regionale è prorogato il divieto di uscire dall’ abitazione”. La proroga dell’Ordinanza del presidente della Regione Campania, Vìncenzo De Luca, ha spento quel barlume di speranza che qualcuno aveva per ritornare presto alla normalità. Che poi tale non sarebbe, considerando che le nostre abitudini cambieranno. Prima fra tutte la domanda che la gente si pone è: “Come si andrà avanti senza lavoro?”

Molte categorie sono in difficoltà, molti cittadini lo sono. Boscoreale è una città che si basa su un’economia artigianale, sulla piccola imprenditoria e su attività professionali basilari.

Tutto è fermo, ma il senso di responsabilità prevale, soprattutto per i fornitori di servizi di bellezza: barbieri, parrucchieri ed estetiste. Delle vergognose aperture come quella del salone di via Lepanto a Pompei meglio non discuterne. Anche i clienti, però, vengono denunciati e il deterrente è forte.

Gli artigiani hanno accettato la chiusura. Inizialmente prevista fino al 3 aprile, ma di fatto estesa fino al 14 aprile con la nuova Ordinanza di De Luca. Un mese esatto, nella migliore delle ipotesi, senza clienti e senza incasso. Solo a Boscoreale oltre 200 persone che si occupano della cura e bellezza delle persone sono ferme.

Salvatore Casciello ha un salone per uomo proprio alla rotonda di via Passanti. Ha appena rinnovato il locale, all’interno ha anche messo un’auto della polizia per i più piccoli, simbolo della legalità, e adesso ha la saracinesca chiusa. La ‘Bottega di Sasà il Barbiere’ non accoglie i suoi clienti. “Spero che passi presto ciò che stiamo vivendo. E’ una situazione molto complicata, non mi e piaciuto l’approccio al problema da parte di tutte le istituzioni. Avrebbero dovuto adottare misure più ferree su tutto il territorio nazionale fin da subito, perché non si scherza con la salute delle persone. Siamo stati abbandonati a noi stessi”. E’ diretto Salvatore. “Si limitano a dirci di stare a casa perché non hanno mezzi per curarci. Eppure siamo uno dei paesi più tartassati al mondo”. Continua a ruota libera. “E’ una situazione di emergenza, avremmo dovuto perdere tutti qualcosa. Avremmo fatto 3 settimane di sacrifici tutti e poi ne avremmo parlato. Dopo 3 settimane che sono chiuso in casa senza vedere un soldo inizia a farsi dura, con 2 canoni di locazione da pagare e 3 figli piccoli da sfamare. Quel poco che avevamo da parte è quasi finito per le scadenze che non ti aspettano”. Il barbiere fa un appello. “Fateci lavorare con regole severe, un cliente alla volta, per appuntamento. Potremmo iniziare a recuperare almeno le spese, sempre tutelando la salute di tutti. Purtroppo tutto quello che faranno per noi non sarà mai abbastanza, dovremo lavorare senza sosta almeno per un anno per riavere una vita dignitosa”. Salvatore, in fondo, è un ottimista. “L’aspetto positivo di questa situazione è la possibilità che ci è stata data di poter godere della famiglia e degli affetti”.