Boscoreale. Assoluzione piena per l’ex senatore Pietro Langella

di Alina Cescofra 

Pietro Langella, ex Senatore della Repubblica, è stato assolto nel processo che lo vedeva coinvolto per l’utilizzo di una cameriera ucraina in un albergo riconducibile alla sua famiglia.

La donna non ha mai lavorato all’hotel ‘La Fenice di Boscoreale’. E’ questo l’esito del processo di primo grado che ha visto imputato Pietro Langella, all’epoca dei fatti contestati ancora Senatore e difeso dall’avvocato Donato De Paola.

Secondo il giudice Sena del Tribunale di Torre Annunziata, la donna non faceva parte dello staff dell’albergo.
Una spinta decisiva a far crollare ogni addebito è stato già il giudizio lavoristico che ha scagionato Pietro Langella. Un’accusa che non reggeva, così come non ha retto la testimonianza indicata dalla parte offesa.

Una vicenda che aveva tante ombre, sulle quali si è riuscito a fare chiarezza. L’ex Senatore si è ritrovato coinvolto in una vicenda pur non facendo parte dell’organigramma societario che gestiva La Fenice. L’assoluzione è arrivata sia per lui che per la moglie, la dottoressa Lucia Romano ai sensi del primo comma art.530.

La donna indebitamente dichiaratasi cameriera, di origine ucraina, 5 anni fa aveva intentato una causa per il riconoscimento della sua posizione lavorativa. Secondo quanto emerso dopo una lunga fase dibattimentale, la donna non ha mai prestato servizio nel piccolo hotel che conta 9 camere. Anzi, la difesa articolata dall’avvocato Donato De Paola ha dimostrato come la donna si recasse sul posto per andare a prelevare una sua amica connazionale, che invece lavorava presso la struttura. Quest’ultima, indicata proprio come testimone, ma la sua versione è risultata inattendibile.

Per tale motivo, la difesa del Senatore Pietro Langella, attenderà le motivazioni della sentenza prima di valutare le future strategie. Infatti, il legale di fiducia dell’imprenditore, l’avvocato Donato De Paola, annuncia. “Entro 60 giorni avremo le motivazioni della sentenza di primo grado. L’assoluzione, per insussistenza del fatto, rappresenta la formula più ampiamente liberatoria in questa vicenda. Insieme al Senatore Langella e alla dottoressa Romano, lette le motivazioni, valuteremo se procedere a una querela per calunnia se non per tentata truffa, considerando che la controparte ha deliberatamente dichiarato il falso”.