Boscoreale ai tempi del Coronavirus. Riapertura fra timori, ottimismo e spazzatura

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Di Alina Cescofra

Il 18 maggio è arrivato. Le tanto attese riaperture ci sono state. A Boscoreale come nel resto d’Italia, l’economia è ripartita. Sarà una partenza lenta, ma l’entusiasmo non manca. La città è rifiorita. Non c’è folla, non ci sono file chilometriche all’esterno dei negozi. I commercianti puliscono degli spazi, sistemano la merce e hanno organizzato gli accessi in base alla metratura dei locali. All’esterno tutti gli esercizi commerciali hanno il distributore di disinfettante per le mani e dei paia di guanti da dare ai clienti, soprattutto nei negozi di abbigliamento dove gli abiti che si provano non possono essere misurati a mani nude. Si respira un’aria meno tesa a Boscoreale. Due mesi fa, complice anche la brevità della giornata, gli animi erano cupi e tristi. C’era la paura del contagio, l’incognita della lunghezza del lockdown e i numeri di vittime e contagiati erano spaventosi. 

Stamattina, la speranza di ricominciare si leggeva negli sguardi che si incrociavano al di sopra della mascherina. Alcuni brand di abbigliamento hanno sponsorizzato l’associazione di mascherine con l’acquisto di un capo. Altri, attraverso le pagine Facebook,  fanno sapere che su tutta la merce verrà applicato lo sconto del 50%. In particolar modo sono le rimanenze di magazzino che devono essere smaltite anche per avere liquidità fresca. 

La questione della spazzatura è diventata l’argomento principale delle pagine social boschesi (l’ennesima foto shock è stata pubblicata dal profilo pubblico del consigliere comunale Nicola Sergianni). Da tanti punti della città, i cittadini si lamentano della presenza di cumuli di rifiuti e del cattivo odore che essi emanano. Purtroppo sono settimane che l’argomento principe rimane sempre lo stesso ed è un disastro per l’intera Boscoreale, sia al centro che in periferia. A questo punto bisognerebbe chiedere al disponibilissimo dottore Ariano, che ha presentato un piano di rilancio, se non sia il caso di rivedere il calendario del conferimento dei rifiuti, perché se ci sono troppi errori vuol dire che anche alla base Il sistema è sbagliato. La principale responsabilità è dei cittadini incivili, ma come chiedere alla persona di tenere in casa rifiuti che emanano cattivo odore per giorni, soprattutto perché il calendario non consente di poter rimediare. Ad esempio, nel weekend c’è un consumo maggiore di pesce fresco o decongelato, ma le lische possono essere conferite solo il lunedì sera, quindi c’è chi anche per tre giorni è costretto a tenere i rifiuti in casa. La maggior parte, da incivili, li mette in strada e gli animali randagi, gatti in particolar modo, fanno razzie. Così, gli spazzini non li rimuovono perché non spetta a loro, gli operatori con il camion neanche lo fanno perché non è il giorno adatto e la città rimane sporca.