Boscoreale. A Ferragosto sono mancati solo i tumbleweed

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Di Alina Cascofra.

Tumbleweed. Si chiamano così quei rotoli di sterpaglie che si trovano nelle città deserte dei vecchi film western. A Boscoreale mancano solo quelle sterpaglie rotolanti, ma per il resto sarebbe un apprezzatissimo set cinematografico.

Una città di circa 26 mila abitanti, vuota e silenziosa durante la settimana di Ferragosto.

È da quasi una settimana che a qualsiasi ora del giorno e della notte si vive nel silenzio assordante tipico delle città industriali che si svuotano quando le macchine si spengono e gli operai sono in ferie.

Boscoreale non è un polo industriale ma rurale, dove gli abitanti vivono e lavorano nello stesso posto e dove non tutti possono permettersi le vacanze, aspirando quindi al gelato in piazza (Gallo ne fa uno ottimo) per combattere la calura estiva. 

Eppure, la città è vuota o semplicemente le persone si allontanano perché non offre nulla.

Il periodo estivo in altri posti è tempo di fiere, sagre e feste di paese, di turismo anche dove non c’è il mare. Invece, a Boscoreale i bar chiudono alle 21 o non aprono per niente, le pizzerie sono quasi tutte chiuse per ferie e la città è buia e taciturna.

È un’immagine surreale: strade deserte, piazze silenziose e qualche turista incuriosito dal sito archeologico di Villa Regina che girovaga alla ricerca di informazioni e zone di ristoro. A vuoto.

Dall’amministrazione e dalle associazioni del territorio non sono partite iniziative, ma in realtà non ce ne sono da tempo. Del resto, i problemi sono altri e il caro ritornello del… “mancano i fondi” è sempre valido. Quindi, meglio una città silenziosa che una in tumulto per il dover dare senza poter ricevere.

E i cittadini boschesi non hanno altro da fare che godersi la… voce del silenzio.