Boeing 737 colpito da un detrito spaziale

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Un Boeing 737 Max della United Airlines è stato costretto a un atterraggio d’emergenza dopo essere stato colpito da un oggetto non identificato a oltre 11mila metri di quota. L’impatto, avvenuto lo scorso 16 ottobre sul volo UA1093 partito da Denver e diretto a Los Angeles, ha provocato la frattura del parabrezza e il ferimento di uno dei piloti, costringendo l’equipaggio a richiedere un atterraggio immediato all’aeroporto di Salt Lake City. A bordo c’erano 134 passeggeri e sei membri dell’equipaggio, tutti illesi.

Il caso, ora sotto indagine della National Transportation Safety Board (NTSB), ha sollevato interrogativi inquietanti: che cosa ha colpito l’aereo?

Le prime ipotesi parlano di un detrito spaziale o di un micrometeorite, ma nessuna pista è esclusa. I tecnici stanno analizzando i frammenti del parabrezza per capire se l’oggetto provenisse dallo spazio o se si trattasse di un pezzo metallico staccatosi da un altro velivolo in transito. Tuttavia, se venisse confermata la prima ipotesi, sarebbe un episodio destinato a riaprire il dibattito su uno dei rischi più sottovalutati del nostro tempo: l’inquinamento orbitale.

Il pericolo invisibile sopra le nostre teste

Ogni anno, migliaia di nuovi satelliti vengono lanciati in orbita bassa — gran parte appartenenti a megacostellazioni per la connessione Internet, come Starlink di SpaceX — e con essi aumenta il numero dei detriti spaziali: frammenti di vecchi satelliti, razzi, pannelli e microcomponenti che orbitano a velocità superiori ai 25mila chilometri orari.

Secondo la NASA e l’ESA, sono oltre 36mila gli oggetti catalogati con diametro superiore ai 10 cm, ma milioni di frammenti più piccoli — difficili da monitorare — rappresentano un pericolo reale. A tali velocità, anche un corpo grande come un bullone può generare un’energia d’impatto devastante, capace di forare una struttura metallica o danneggiare i sistemi di un velivolo in volo.

Un rischio crescente per la sicurezza aerea

Tradizionalmente, il rischio di collisione tra detriti spaziali e aerei di linea era considerato quasi nullo, dato che la maggior parte dei frammenti orbita a quote molto superiori ai 100 chilometri. Tuttavia, eventi recenti come quello del volo United Airlines dimostrano che alcuni oggetti possono rientrare in atmosfera senza disintegrarsi completamente, raggiungendo altitudini pericolosamente vicine alle rotte commerciali.

Gli esperti dell’Aerospace Corporation e della Federal Aviation Administration (FAA) stanno valutando la possibilità che l’oggetto in questione sia stato un frammento di satellite in discesa o un microbolide (una piccola meteora). In entrambi i casi, la linea di separazione tra spazio e atmosfera — un tempo netta — appare sempre più fragile.

Il monito degli scienziati: “Serve una governance orbitale”

L’incidente riporta l’attenzione su un problema globale: la mancanza di regole vincolanti per la gestione dei rifiuti spaziali. Le agenzie internazionali chiedono da anni che vengano imposti limiti più severi sui lanci e sulle responsabilità di smaltimento dei satelliti una volta dismessi.

“Siamo arrivati al punto in cui l’orbita terrestre bassa è una discarica in movimento”, spiega Jonathan McDowell, astrofisico dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics. “Ogni nuovo frammento aumenta il rischio di collisioni a catena, e gli effetti possono estendersi fino all’atmosfera.”

Per ora, il Boeing 737 Max è atterrato senza gravi conseguenze. Ma il messaggio che arriva da questo episodio è chiaro: il cielo sopra di noi non è più un luogo sicuro come un tempo.

Se davvero un frammento spaziale ha colpito il velivolo, siamo di fronte al primo campanello d’allarme concreto su come l’inquinamento orbitale possa avere conseguenze dirette sulla sicurezza del traffico aereo. E a differenza del meteorite, questo pericolo non viene dal cosmo — ma dalle nostre stesse mani.