Blitz nel salernitano: 88 arresti a Pagani

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Oltre 80 arresti eseguiti all’alba, a Pagani, da parte dei carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore e dagli agenti della squadra mobile di Salerno. Decapitato il clan Fezza – De Vivo. Sotto assedio l’area del centro storico della città di Sant’Alfonso.

Misure cautelari personali a carico di 88 persone, indagate, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione aggravata, riciclaggio, detenzione e porto illegali di armi, tutti aggravati dal metodo e dalle finalita’ mafiose, nonche’ di associazione per delinquere finalizzata al furto, ricettazione e riciclaggio di autovetture di grossa cilindrata, vengono eseguite dalle prime ore dell’alba, dalla Polizia di Stato di Salerno e dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore (Sa) in 21 Comuni di cinque Regioni.

Due le ordinanze alla base dell’operazione: una del gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della locale Dda, l’altra del gip presso il Tribunale dei minorenni di Salerno, su richiesta della procura dei minorenni della stessa città.

Sono stati impiegati oltre 500 uomini e donne tra Poliziotti e Carabinieri, con l’ausilio di elicotteri ed unità cinofile. Contestualmente il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dalla Dda di Salerno nei confronti di beni nella disponibilità degli indagati, il cui possesso non risulta giustificato dalle possidenze reddituali. Maggiori elementi di dettaglio dell’operazione saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 11.30 presso la Procura di Salerno.

AGGIORNAMENTO ORE 13:05

L’inchiesta nasce dalle indagini che nel 2023 hanno portato all’arresto di Vincenzo Confessore, l’ultimo degli elementi apicali del clan ancora in libertà: da lì è stata ricostruita la rete dei fiancheggiatori del clan e le dinamiche per riorganizzare l’organizzazione criminale dopo gli arresti. E sono stati individuati i responsabili di un tentato omicidio di uno spacciatore che non si era voluto piegare ai diktat dell’organizzazione. Non solo: nel corso delle indagini è emerso un ruolo centrale delle donne “capaci di assicurare – dicono gli inquirenti – su direttive e ordini degli elementi apicali detenuti, la sopravvivenza e il funzionamento dell’organizzazione”. Alle donne spettava in particolare la gestione della cassa comune e il reinvestimento e il riciclaggio dei capitali. Le accuse nei confronti degli indagati variano, a vario titolo, da associazione a delinquere di stampo mafioso al riciclaggio, dal traffico di droga al tentato omicidio, dall’estorsione aggravata alla detenzione di armi. Oltre agli arresti, è stato eseguito dalla Guardia di Finanza un decreto di sequestro di beni mobili e immobili riconducibili agli indagati, vista la sproporzione tra i redditi dichiarati e il possesso degli stessi. Polizia e Carabinieri, grazie alla collaborazione con Francia, sono riusciti a entrare nelle chat criptate che gli indagati utilizzavano per le comunicazioni relative ai rifornimenti di droga con i trafficanti in Sud America, in Spagna e in Olanda. Nell’arco di 4-5 mesi, il clan ha movimentato circa 600 chili di hashish, cento chili di marijuana e 35 chili di cocaina. Il gruppo criminale, inoltre, acquistava e utilizzava anche numerose armi da guerra, tra cui fucili Skorpion, Kalashnikov e diverse pistole. Le armi erano nascoste in un covo che è stato individuato dagli investigatori e nel quale sono state trovate mille cartucce di vario calibro, una pistola mitragliatore Uzi, otto pistole e due giubbotti antiproiettile.