Questa mattina nel quartiere di Porta Capuana, nel cuore di Napoli, si è svolta una vasta operazione interforze, coordinata dalla Polizia di Stato (con due mezzi blindati), dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia Municipale di Napoli. L’obiettivo era intervenire in una zona da tempo al centro delle lamentele dei residenti per una situazione di degrado crescente e insicurezza.
Durante l’intervento sono stati avviati sgomberi delle persone senza fissa dimora che occupavano le mura storiche attorno alla Porta Capuana, sono stati intensificati i controlli sulle attività commerciali e sui punti considerati sensibili del quartiere, e sono stati istituiti presidi visibili in più vie d’accesso alla zona, per restituire una presenza istituzionale e deterrente.
La Porta Capuana, costruita nel 1484 per volontà di Ferrante d’Aragona e da sempre nodo cruciale nelle comunicazioni della città, oggi appare in uno specchio drammatico: la zona, un tempo viva e centrale, è caduta in un progressivo stato di abbandono segnato da spaccio, presenza di senzatetto, merce contraffatta e ripetuti episodi di violenza. In particolare, la violenza subita da una donna nei giorni scorsi ha fatto riemergere con forza la richiesta di misure concrete da parte delle istituzioni e della comunità locale.
I residenti del quartiere non si limitano a segnalare numeri: «Qui si droga a tutte le ore – racconta un imprenditore locale – mio figlio ha visto una persona mettersi una siringa alla gola alle quattro del pomeriggio». Tra striscioni che recitano «Fate presto… qui si muore… Porta Capuana vuole vivere!» e flash-mob organizzati per attirare attenzione, cresce la frustrazione per un senso di abbandono che non si dissolve nonostante le promesse e i tavoli istituzionali. Molte delle riunioni si sono concluse senza che cambiasse davvero lo stato dei luoghi.
L’operazione odierna ha dunque un forte valore simbolico: testimonia che la presenza dello Stato si è manifestata concretamente, ma la domanda che tutti si pongono è: quanto potrà durare? Perché il nodo non è soltanto intervenire con un blitz, ma realizzare un piano integrato che unisca controllo, prevenzione, riqualificazione urbana e sociale, affinché il degrado non riprenda non appena le luci si spengono.
La Porta Capuana è oggi ad un bivio: può restare un simbolo del degrado o tornare a essere un luogo di vivibilità, storia e comunità. Le istituzioni hanno ora l’opportunità — e la responsabilità — di dimostrare che quella “nuova” presenza non sarà temporanea ma parte integrante di un progetto di riqualificazione urbana radicale e partecipata. I residenti hanno fatto la loro parte; ora spetta alla collettività e allo Stato rispondere con fatti concreti.

