Sono stati presentati tramite vari video che li ritraevano tre le braccia di una donna, oppure in una culla, abbracciati, mentre una mano li accarezzava e ne mostrava la perfezione in ogni dettaglio: addirittura premendo le guance, il volto si deforma in un’espressione naturale, umana, fin troppo realistica. Si tratta di alcune bambole di silicone di bambini Na’vi, la popolazione del famoso film “Avatar” di James Cameron. Questi modellini sono fatti in maniera talmente perfetta che il web si è scatenato al riguardo: molti si dicono impressionati, altri, prima di capire che si trattasse di fantocci, si sono adirati pensando a qualche travestimento di Halloween da parte di genitori snaturati. In effetti ci vuole più di qualche minuto a comprendere la finzione: un segnale è la “staticità” dei corpi, inermi al tocco della donna nel video. In un secondo video, addirittura le bambole si illuminano al buio, così come farebbero davvero gli indigeni Na’vi. Per lavorare in quella maniera il silicone ci vuole davvero un lavoro attento, preciso, e il risultato è un’opera d’arte senza paragoni: l'”impressione” che il web ne ricava è il risultato di un esperimento riuscito, ma apre anche gli occhi verso ciò che si trova in rete; non tutto ciò che si vede è reale e i commenti a caldo degli utenti che credevano queste bambole fossero reali ne sono la prova tangibile. Verificare prima di commentare e saper “selezionare” le notizie è indispensabile in un mondo in cui siamo sommersi dalle informazioni che, facilmente, possono disinformare e diventare soltanto rumore.
Assunta Rossi
