In quasi tutte le culture esiste una figura che segna il passaggio tra la fine delle festività e il ritorno alla normalità. L’inverno, con il suo carico simbolico, ha sempre generato riti di chiusura e purificazione.
La Befana nasce in Italia, ma il suo archetipo è globale. È la vecchia che porta via l’anno trascorso. È il tempo che si consuma. È la saggezza che arriva dopo l’euforia. Per questo, anche dove non porta questo nome, la sua presenza è evidente.
La Befana è donna, anziana, marginale. In molte culture questa figura è stata temuta, esclusa, trasformata. Ma è anche depositaria di saggezza. Rappresenta una femminilità che non seduce, ma insegna. Che non promette, ma conclude.
Europa e tradizioni sorelle
In Europa la Befana trova molte parenti strette. In Spagna e in alcuni Paesi dell’America Latina, il ruolo simbolico è affidato ai Re Magi, che arrivano il 6 gennaio portando doni. Il gesto è diverso, ma la funzione è simile: chiudere il ciclo natalizio e ristabilire un ordine.
In Europa centrale emergono figure femminili anziane, spesso legate all’inverno e alla fertilità. Non volano su scope, ma incarnano lo stesso principio: il tempo vecchio che deve essere lasciato andare. In alcune zone alpine, le processioni con maschere e falò ricordano da vicino i riti italiani della Befana, anche se il nome cambia.
Il fuoco è un elemento ricorrente. In Italia come altrove, bruciare qualcosa a gennaio significa liberarsi del passato. La Befana nel mondo spesso non arriva da sola, ma accompagnata da fiamme, cenere, carbone. Simboli che parlano di distruzione e rinascita insieme.
Befana: le trasformazioni nel Nord Europa
Nel Nord Europa la Befana assume tratti più oscuri. Le figure invernali sono meno ironiche e più severe. Vecchie donne, spiriti dell’inverno, entità che giudicano il comportamento umano. Non sempre portano doni, ma lasciano segni.
Qui la Befana perde il sorriso dolce e diventa monito. Ma il messaggio resta lo stesso: l’anno vecchio osserva, valuta, poi se ne va. In queste culture la festa non è rumorosa, ma silenziosa, quasi introspettiva. Un passaggio che si vive più che si celebra.
Befana in viaggio verso le Americhe
Con le migrazioni europee, la Befana nel mondo attraversa l’oceano. In America Latina, soprattutto nei Paesi con forte influenza italiana, la figura viene assorbita e trasformata. Non sempre è chiamata Befana, ma l’idea della notte del 5 gennaio come momento di attesa resta viva.
In alcune comunità, la Befana diventa una nonna simbolica, una presenza familiare che porta dolci e piccoli doni. Non è centrale come in Italia, ma sopravvive nei racconti, nei gesti tramandati, nelle celebrazioni domestiche.
Qui la Befana mostra la sua capacità più potente: adattarsi. Assorbe elementi locali, cambia aspetto, ma non scompare. Diventa meno riconoscibile, ma continua a svolgere la stessa funzione simbolica.
Befana nel mondo e l’assenza apparente in Asia
In Asia la Befana sembra non esistere. Eppure, osservando le tradizioni di inizio anno, emergono figure sorprendentemente affini. Anziani saggi, spiriti che portano via il passato, riti di purificazione domestica.
In Giappone, ad esempio, la pulizia rituale di fine anno e le figure legate al tempo che passa richiamano lo stesso bisogno simbolico. Non c’è una vecchia sulla scopa, ma c’è l’idea che qualcosa debba essere lasciato andare prima di ricominciare.
La Befana e il legame con il tempo
La forza della Befana nel mondo sta nel suo rapporto con il tempo. Non è una figura del desiderio, come Babbo Natale. Non promette. Non esagera. Arriva quando tutto finisce. Questo la rende universale. In ogni cultura esiste un momento in cui l’euforia deve cessare. La Befana incarna proprio quel momento. È scomoda, ma necessaria. E forse è per questo che, anche dove non viene celebrata apertamente, il suo spirito è presente.
Befana ed era digitale
Nel 2026 la Befana vive anche online. Viaggia sui social, viene reinterpretata in chiave ironica, pop, persino commerciale. Ma anche qui mantiene il suo ruolo. È la festa che chiude, che segna un confine. Nel flusso continuo di contenuti, la Befana rappresenta una pausa. Un segnale di stop. Un ritorno alla realtà. Ed è forse per questo che continua a generare interesse, condivisioni, discussioni.
Le nuove generazioni
Per i bambini di oggi la Befana è meno definita, ma non meno affascinante. È diversa dal resto. Arriva quando non se l’aspettano. Non è perfetta. Non è patinata. Ed è proprio questo a renderla credibile. In un panorama globale sempre più uniforme, la Befana offre una narrazione alternativa. Imperfetta. Asimmetrica. Profondamente umana. Dove tutto è spettacolo, la Befana resta minimale. Dove tutto è promesso, lei offre poco. Ma quel poco ha un peso simbolico enorme. È il dono della fine. E senza fine, nessun inizio è possibile.
La Befana non conquista con la forza. Si infiltra. Si adatta. Sopravvive. Non pretende centralità, ma resta. Cambia volto, lingua, abiti. Ma continua a raccontare la stessa storia antica. Quando la notte del 5 gennaio passa anche fuori dall’Italia, quando le luci si spengono e il calendario riparte, da qualche parte una figura simile alla Befana ha già fatto il suo lavoro. Ha chiuso una porta. Ha lasciato un segno. E senza fare rumore, ha permesso al mondo di ricominciare.

