Alla City di Londra si consuma il “giallo larghe intese”. A tarda sera, quando gli incontri tra Luigi Di Maio e gli investitori sono conclusi, l’agenzia Reuters, citando una fonte anonima presente ai colloqui, scrive che il candidato premier M5S, ai suoi interlocutori, ha “detto, che, se non avrà i seggi sufficienti per la maggioranza, vede la probabilità di un governo sostenuto da tutti i principali partiti, inclusi i 5 stelle”. Non solo.
Per la stessa fonte Di Maio, in caso di stallo “prevede una maggioranza di governo a quattro costituita da M5s, Pd, Forza Italia e Lega”. Parole che aprono uno squarcio nel mantra pentastellato. Secca e pronta arriva la smentita di Di Maio. “Ho detto quello che dico sempre, che farò un appello pubblico a tutti, non ci sarà alcun governo di larghe intese”, sottolinea. Per il capo politico M5S “probabilmente c’è stato un problema di traduzione” anche perché – ribadisce Di Maio all’ANSA dall’albergo dove alloggia a Londra – “presenteremo una squadra di governo prima delle elezioni. Dopo, se non ci dovesse essere una maggioranza assoluta del M5S faremo un appello per convergere sui temi. Noi chiederemo di mettere assieme ai nostri 20 punti altri punti legati ai nostri valori”. E Di Maio ribadisce il concetto su facebook, rimarcando il “no” del Movimento “agli inciuci e agli scambi di poltrone”.
“Sto benissimo”. Così Silvio Berlusconi al telefono con l’ANSA da Arcore ha smentito le voci sul suo stato di salute. Secondo voci, non confermate, il presidente di Forza Italia aveva sospeso la campagna elettorale per un affaticamento. “Sto benissimo” ha ribadito lui.
LeU all’attacco dopo la presa di posizione di Romano Prodi: ‘il Pd è per l’unità del centrosinistra, LeU no’. Dopo la replica di Grasso: ‘Il centrosinistra è diviso per volontà di Renzi’, arriva qualla della presidente della Camera Laura Boldrini. “Dispiace – dice la Boldrini a Radio Anch’io – che Prodi abbia fatto queste osservazioni,sottovalutando l’indisponibilità di Renzi a fare coalizioni, non ha voluto trovare un terreno comune, di fatto chiudendo ogni possibilità di fare alleanze; nemmeno Piasapia è riuscito a trovare garanzie dal Pd. Credo Prodi abbia sottovalutato il sentimento di autosufficienza di Renzi e al sua indisponibilità costruire una coalizione vendendo incontro alle esigenze dell’alleato”. Prodi che che vota Casini a Bologna? – si chiede la presidente della Camera – “Sarebbe singolare: non dobbiamo legarci ai vecchi schemi ma dobbiamo ricordare chi è stato Casini e cosa e’ stato il Pd. Non e’ mai stato di sinistra, è una persona rispettabilissima, ma mai espressione del Pd; è stato anche con Berlusconi”.
E’ normale, quasi fisiologico quando si fanno le liste e fino a quando le liste non sono fatte, discutere. Si discute magari con una certa fermezza, come è giusto che sia, ancora di più in una condizione particolarmente complicata come quella che il Pd ma anche le altre liste hanno dovuto affrontare”. Lo afferma il ministro Marco Minniti parlando dello scontro nel Pd sulle liste elettorali.
“Approvate le liste – ha proseguito – si passa ad un altra fase: si combatte per vincere la partita. E’ il senso di quello che stiamo facendo oggi e mi auguro di aver detto parole chiarissime e inequivoche. Da questo momento in poi – ha concluso Minniti – le liste sono fatte e ci sono le candidate e i candidati e insieme lavoreremo per vincere le elezioni”.

