Doveva essere una sera di luci, attese e regali. Invece, a Pomigliano d’Arco, la Vigilia di Natale si è trasformata in un incubo che solo per pochi centimetri non è diventato irreparabile. Un bambino di 7 anni è rimasto ferito da un colpo d’arma da fuoco, raggiunto da un proiettile che ha attraversato la notte senza un volto, senza un nome, senza ancora una spiegazione.
L’arrivo al Santobono e l’allarme
Il piccolo è arrivato al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli accompagnato dai genitori. Nessuna sceneggiata, nessun tentativo di nascondere l’accaduto. I medici hanno subito compreso la gravità potenziale della situazione: una ferita di striscio al braccio sinistro, compatibile senza dubbi con un proiettile. A quel punto è scattato il protocollo previsto in questi casi, con l’immediata segnalazione alle forze dell’ordine. In pochi minuti, una notte di festa si è trasformata in un caso di cronaca nera.
Piazza Mercato e il mistero del colpo
Secondo le prime informazioni, ancora frammentarie, l’episodio sarebbe avvenuto in piazza Mercato, uno dei luoghi più frequentati della città. Ed è proprio qui che il racconto si interrompe e lascia spazio all’oscurità. Non è chiaro se il bambino sia stato colpito da un proiettile vagante esploso durante i cosiddetti festeggiamenti, una pratica purtroppo ancora diffusa, o se si sia trovato accidentalmente nel raggio d’azione di un episodio criminale.
Due scenari diversi, ma entrambi ugualmente inquietanti. In entrambi i casi, qualcuno ha sparato. E qualcuno, quella sera, ha messo a rischio la vita di un bambino.
Una famiglia senza precedenti
Un elemento emerge con chiarezza dalle prime verifiche: i genitori del piccolo non risultano noti alle forze dell’ordine. Nessun contesto familiare problematico, nessun legame con ambienti criminali. Una famiglia qualunque, travolta da un evento che non avrebbe mai dovuto riguardarla. Questo dettaglio rafforza l’ipotesi del proiettile vagante, di uno sparo esploso senza un bersaglio, senza una logica, senza la minima consapevolezza delle conseguenze.
Le condizioni del bambino
Fortunatamente, il colpo non ha provocato danni gravi. Dopo le cure necessarie, il bambino è stato dimesso con una prognosi di sette giorni. Una ferita che guarirà sul corpo, ma che lascia aperta una cicatrice più profonda sul piano emotivo. Per lui, per i genitori, per chi era presente. Bastava poco. Qualche centimetro in più. Un’altezza diversa. E il bilancio di quella sera sarebbe stato drammaticamente diverso.
Le indagini in corso
Sul caso indagano gli agenti del Commissariato di Acerra. In queste ore stanno setacciando la zona del ferimento alla ricerca di bossoli, tracce, immagini di videosorveglianza e testimonianze utili a ricostruire quanto accaduto. L’obiettivo è uno solo: capire da dove sia partito quel colpo e chi abbia premuto il grilletto.

