Il 3 febbraio 2026, la cronaca romagnola ha riportato una notizia che ha lasciato sgomenta la comunità di Santa Sofia, piccolo comune in provincia di Forlì-Cesena: una bambina di 2 anni e mezzo è stata ricoverata in gravi condizioni all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna per una meningite tubercolare, una delle forme più severe di tubercolosi molecolare. La piccola, residente con la madre nel paese appenninico e frequentante un asilo nido locale, ha visto peggiorare rapidamente il suo quadro clinico, portando al trasferimento d’urgenza nel reparto specialistico bolognese. Le autorità sanitarie dell’AUSL Romagna hanno attivato immediatamente protocolli di screening e profilassi antibiotica per compagni di nido, maestre, familiari e contatti stretti: i primi test sono risultati negativi, ma il monitoraggio prosegue con attenzione.
Questo episodio, pur isolato, riporta prepotentemente sotto i riflettori la tubercolosi molecolare, termine che indica la tubercolosi confermata e tipizzata attraverso tecniche di biologia molecolare (come PCR e Xpert MTB/RIF), sempre più centrali nella diagnosi rapida di forme extrapolmonari gravi come la meningite tubercolare pediatrica.
Il caso di Santa Sofia: i fatti emersi nelle prime ore
Secondo le ricostruzioni riportate da testate come Corriere di Bologna, Il Resto del Carlino e ForlìToday, la bimba ha manifestato sintomi inizialmente subdoli – febbre persistente, irritabilità, vomito – che sono degenerati in poche settimane verso rigidità nucale, alterazione della coscienza e segni neurologici focali. La diagnosi di meningite tubercolare è stata confermata grazie a esami del liquor e test molecolari rapidi, che hanno rilevato il DNA di Mycobacterium tuberculosis.
La sindaca Ilaria Marianini ha confermato l’attivazione di tutte le misure precauzionali: profilassi con isoniazide per i bambini esposti sotto i 5 anni e screening con test tubercolinico o IGRA per adulti e personale scolastico. Al momento non emergono altri casi attivi, ma l’episodio evidenzia quanto la tubercolosi molecolare possa colpire inaspettatamente anche in aree a bassa incidenza come l’Emilia-Romagna.
Cosa significa “Tubercolosi molecolare” nel contesto clinico attuale
La tubercolosi molecolare non è una variante della malattia, ma si riferisce alla tubercolosi diagnosticata o caratterizzata mediante metodi molecolari di ultima generazione. Questi test rilevano direttamente il materiale genetico del batterio, permettendo:
- Diagnosi in poche ore (contro le 4-8 settimane della coltura tradizionale);
- Identificazione rapida di resistenze ai farmaci (soprattutto alla rifampicina);
- Conferma in campioni con bassa carica batterica, come il liquor nella meningite.
Nel caso della bimba di Santa Sofia, l’uso di test molecolari (probabilmente Xpert MTB/RIF Ultra) è stato decisivo per avviare subito la terapia quadriplice intensiva, riducendo il rischio di ritardo fatale. In Italia, questi strumenti sono raccomandati dall’OMS e dal Ministero della Salute proprio per forme extrapolmonari pediatriche, dove la sensibilità della microscopia classica è bassissima.
Perché la Tubercolosi molecolare meningea è particolarmente pericolosa nei bambini sotto i 5 anni
Nei bimbi piccoli il sistema immunitario non è ancora in grado di contenere efficacemente l’infezione primaria da Mycobacterium tuberculosis. Invece di formare granulomi stabili (come negli adulti), il batterio si dissemina per via ematica, raggiungendo le meningi in percentuale molto più alta. La tubercolosi molecolare meningea rappresenta circa il 10-20% dei casi di tubercolosi extrapolmonare pediatrica e ha una mortalità del 20-50% anche con trattamento tempestivo.
I sintomi evolvono in tre fasi:
- Prodromica: febbre lieve, malessere, irritabilità (facilmente scambiata per virus);
- Meningitica: cefalea, vomito, rigidità nucale, fotofobia;
- Avanzata: convulsioni, coma, paralisi craniche, idrocefalo.
Nel caso emiliano-romagnolo, il rapido peggioramento ha richiesto cure intensive, inclusa probabile ventilazione e monitoraggio neurologico.
Diagnosi e trattamento: il ruolo chiave dei test molecolari
La diagnosi di tubercolosi molecolare si basa su:
- Analisi liquor: pleiocitosi linfocitaria, glucosio basso, proteine elevate;
- Test molecolari rapidi: sensibilità 60-80% nel LCR;
- Imaging (RM/TC): essudato basale, idrocefalo, infarti;
- Ricerca del focolaio primario (RX torace spesso positivo per adenopatie).
Il trattamento segue le linee guida OMS:
- Fase intensiva (2 mesi): isoniazide, rifampicina, pirazinamide, etambutolo;
- Fase mantenimento (7-10 mesi): isoniazide + rifampicina;
- Corticosteroidi (desametasone) per ridurre infiammazione;
- Durata totale 9-12 mesi per forme meningee.
Nei casi resistenti (MDR-TB), si ricorre a bedaquilina, linezolid e altri farmaci di seconda linea.
Prevenzione: dal vaccino BCG alla profilassi nei contatti
In Italia il vaccino BCG è riservato a categorie a rischio (nati da genitori provenienti da aree endemiche), ma protegge efficacemente contro forme gravi extrapolmonari come la meningite (efficacia 70-80% nei bambini). La profilassi con isoniazide per 6-9 mesi è la misura standard per contatti stretti sotto i 5 anni o positivi asintomatici.
Il caso di Santa Sofia dimostra l’importanza dello screening tempestivo negli asili: grazie alla rapidità delle autorità, si è scongiurato (per ora) un cluster più ampio.
Tubercolosi in Italia oggi: numeri e prospettive
Nonostante il calo generale, nel 2025-2026 l’Italia registra ancora 3.000-3.500 casi annui di tubercolosi, con circa 10-15% extrapolmonari. La tubercolosi molecolare pediatrica resta rara ma letale, spesso legata a importazione da aree ad alta prevalenza o a ritardi diagnostici. Casi come questo servono da monito: la tubercolosi non è eradicata e richiede sorveglianza costante.

