Avellino: Tar spietato, addio Serie B

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L’Avellino non c’è più. Anzi ne arriverà un altro. Però non giocherà in B. Nella migliore delle ipotesi partirà dalla D. Al vecchio, in carica fino a qualche ora, anche il Tar del Lazio ha chiuse le porte: bocciato il ricorso, stavolta Chiacchio nulla ha potuto (e nemmeno Lentini). Tanti errori, troppi. Taccone lascia in malo modo. E non serviranno manco le lacrime di Castaldo e D’Angelo, bandiere ora libere di sventolare altrove. Da lassù sbotterà il commendatore Sibilia. Ma i ragazzi manco sanno chi è: il signore, non sempre condivisibile negli atteggiamenti e nelle amicizie, che per 10 anni di fila regalò la Serie A ad un territorio che era stato beneficiato già da De Mita. Poi venne Graziano, passato alla storia per la retrocessione ma anche per evitato l’arresto, si dice, su soffiata di Boniperti. Il resto è stata altalena. Tra Casillo e Pugliese, prima di sprofondare, nove anni fa, in D come oggi. Adesso chi riporterà in alto la maglia che fu di Adriano Lombardi e Juary? Si dice Gubitosa, qualcun altro aggiunge Lombardi o Gambardella. Povero Avellino, sei sprofondato per la seconda volta. In bocca al lupo, viva il lupo.