Il 22 settembre 2024 segnava una svolta imprevista per l’Avellino. In quella data, esattamente un anno fa, Raffaele Biancolino lasciava la panchina del settore giovanile biancoverde per raccogliere un’eredità difficile: quella della prima squadra, reduce da un avvio deludente sotto la guida di Michele Pazienza (3 punti in 5 giornate). Da allora di strada ne ha fatta tanta. Non solo ha riportato entusiasmo, ma ha condotto i lupi a una promozione insperata, vincendo la Serie C al primo tentativo. Oggi, nella stagione di Serie B 2025/26, l’Avellino è la neopromossa che meglio sta reggendo l’urto con la nuova categoria: 7 punti in 4 gare, tre delle quali giocate lontano dal “Partenio-Lombardi”.
Il salto dalla Primavera al calcio dei grandi non è nuovo: esempi recenti parlano chiaro, da Simone Inzaghi a Palladino, da Aquilani a Chivu, fino ad Abate e Pisacane. Anche in Europa Xabi Alonso è passato dalla seconda squadra della Real Sociedad a un top club come il Bayer Leverkusen. Biancolino, ora, si inserisce di diritto in questa lista di tecnici capaci di bruciare le tappe.
Il tecnico irpino ha dimostrato subito coraggio e lucidità. Dopo la sconfitta di Frosinone, non ha avuto timore di cambiare pelle alla squadra: difesa a tre, un 3-4-2-1 capace di trasformarsi in 3-5-2, grande attenzione all’equilibrio ma senza rinunciare alla qualità. A Modena ha saputo rialzarsi, in casa con il Monza ha vinto senza soffrire, e a Carrara ha offerto un capolavoro di gestione. In dieci uomini per oltre un’ora, l’Avellino non si è rintanato ma ha continuato a giocare la sua partita, trovando addirittura un successo prezioso e spettacolare (4-3).
Uno dei meriti principali di Biancolino è il modo in cui ruota e motiva i suoi uomini. Emblematico il caso di Raffaele Russo: autore di un gol straordinario al Monza, è rimasto inizialmente fuori dall’undici titolare nella gara successiva, salvo poi subentrare e colpire ancora. Oppure la scelta di sacrificare un bomber affermato come Facundo Lescano per dare spazio a Valerio Crespi, classe 2004 cresciuto nella Lazio: la risposta è stata una prestazione da protagonista assoluto, con un gol e due assist contro la Carrarese.
Ma non si tratta di un caso isolato. Biancolino sta costruendo un Avellino giovane e intraprendente: Fontanarosa (2003, scuola Inter), Missori (2004, cresciuto nella Roma e campione europeo U19), Besaggio (2002, prodotto del vivaio Genoa), Kumi (2005, scudetto Primavera col Sassuolo), Milani (2005, ex Lazio), e il portiere Daffara (2004, ex Juventus). Un patrimonio di talento che si sposa con l’esperienza di uomini come Martin Palumbo, creando un mix intrigante.
Il cammino è appena iniziato e la Serie B resta un torneo lungo e insidioso. Ma l’Avellino, con Biancolino in panchina, sembra avere trovato una guida capace di trasmettere entusiasmo e serenità. Il tecnico irpino non nasconde la voglia di crescere, né la consapevolezza che serviranno pazienza e continuità.
Un anno dopo quel “passaggio di consegne” improvviso, l’Avellino si gode un allenatore che ha già dimostrato personalità e visione. La classifica, per ora, può attendere: quello che conta è la sensazione di avere imboccato la strada giusta.

