Autovelox tra Castellammare e Vico Equense non censito: multe non valide

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Dal 1° dicembre 2025 è cambiato tutto per i controlli elettronici della velocità. Solo gli autovelox regolarmente inseriti nel registro nazionale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti possono essere utilizzati per elevare sanzioni. Un passaggio che segna una svolta importante nella gestione delle multe e che apre nuovi scenari anche per i cittadini.

Ed è proprio consultando la piattaforma ufficiale del MIT che emerge una situazione destinata a far discutere: l’impianto installato a Vico Equense, in località Scraio–Bikini, non risulta censito nel database ministeriale.

Il registro unico degli autovelox e la nuova regola

Il Ministero ha reso pubblico un elenco nazionale di tutti i dispositivi di rilevamento della velocità autorizzati sul territorio italiano. La logica è semplice: trasparenza, uniformità e tracciabilità. Ogni autovelox deve essere identificabile, associato a un ente responsabile e correttamente registrato.

Dal momento in cui l’obbligo è entrato in vigore, la registrazione non è più facoltativa. Senza censimento, il dispositivo non può essere utilizzato per accertare infrazioni. In altre parole, un autovelox non presente nel registro è considerato non legittimato a fare multe.

Il caso Scraio–Bikini: cosa risulta dal portale del MIT

Inserendo il nome del Comune di Vico Equense o dell’ente di Polizia Municipale sul portale ministeriale, non compare alcun dispositivo associato al territorio. Questo significa che l’autovelox collocato lungo il tratto dello Scrajo, pur essendo operativo da tempo, non risulta ufficialmente registrato. Un autovelox che riguarda anche tantissimi cittadini di Castellammare di Stabia, trovandosi in una zona di confine.

Una circostanza non di poco conto, soprattutto perché si tratta di un’area molto trafficata, in particolare nei mesi di maggiore afflusso turistico. Se la mancata iscrizione fosse confermata, tutte le sanzioni elevate dopo l’entrata in vigore dell’obbligo potrebbero essere contestate.

Quando una multa diventa impugnabile

Il quadro normativo è chiaro: per essere valido, l’accertamento deve avvenire tramite un dispositivo autorizzato e censito. Se manca uno di questi requisiti, viene meno la base legale della sanzione.

In questi casi, il cittadino ha titolo per impugnare il verbale, sostenendo che il rilevamento è stato effettuato con uno strumento privo dei requisiti richiesti dalla legge. Non si tratta di una scappatoia, ma dell’applicazione puntuale delle nuove regole stabilite a livello nazionale.

Come verificare se un autovelox è regolare

La verifica è alla portata di tutti. Il portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti consente la ricerca dei dispositivi attivi per Comune o per ente. Bastano pochi minuti per controllare se l’autovelox che ha rilevato l’infrazione è presente nell’elenco ufficiale.

In caso contrario, è possibile raccogliere una prova semplice ma efficace, come una schermata del portale che attesti l’assenza del dispositivo dal registro.

Ricorso: quali sono le strade possibili

La legge prevede due modalità per contestare la multa.

La prima è il ricorso al Prefetto, da presentare entro 60 giorni dalla notifica del verbale. È una procedura gratuita e può essere inviata tramite raccomandata o PEC. Il ricorso può essere depositato presso qualsiasi comando di Polizia Municipale, non solo quello che ha emesso la sanzione. È consigliabile allegare la documentazione che dimostri la mancata registrazione dell’autovelox.

La seconda opzione è il ricorso al Giudice di Pace, da presentare entro 30 giorni. In questo caso è previsto il pagamento del contributo unificato, ma la causa viene discussa in udienza, consentendo un esame diretto della legittimità del verbale.

In entrambi i casi è fondamentale indicare correttamente i dati della multa e il punto esatto della rilevazione.

Un problema che potrebbe riguardare molti Comuni

Quello di Vico Equense potrebbe non essere un caso isolato. Il nuovo registro nazionale impone alle amministrazioni locali un adeguamento rapido e rigoroso. In assenza di registrazione, il rischio è quello di una pioggia di ricorsi e di annullamenti dei verbali.

Per gli automobilisti, invece, si tratta di una novità significativa. Per la prima volta esiste uno strumento pubblico che consente di verificare in autonomia se un autovelox è realmente autorizzato a sanzionare.

Una rivoluzione silenziosa che cambia l’equilibrio tra controlli e diritti, e che rende la trasparenza un elemento centrale nella gestione della sicurezza stradale.