Autopsia, Luigi Esposito morto per le fratture riportate dopo la caduta

I due indagati rischiano l'accusa di omicidio colposo

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Luigi Esposito è morto per un’infezione che a lungo andare, nei quindici giorni di ricovero, è peggiorata fino a ucciderlo. Complice le fratture gravissime riportate a seguito della caduta da un’altezza di quasi 7 metri. Sono questi i primi risultati dell’autopsia eseguita dal medico legale Giovanni Zotti sul corpo dell’operaio di 45 anni di Sant’Egidio del Monte Albino. Per i risultati completi serviranno i canonici 90 giorni, ma le prime notizie che emergono dall’autopsia sembrerebbero non lasciare spazio a dubbi. L’uomo è morto a causa della caduta avvenuta il 25 luglio, da un tetto dell’ex opificio Galano, dove era impegnato a rimuovere amianto. Se i restanti risultati confermeranno questa tesi, le due persone attualmente indagate per lesioni colpose, dovranno presto difendersi da un’accusa di omicidio colposo. A condurre le indagini è il sostituto procuratore Daria Mafalda Cioncada. La famiglia del 45enne è assistita dagli avvocati Giuseppe Buongiorno e Olimpia Vitale. Tanto c’è ancora da accertare: in primis capire cosa ci facesse Luigi su quel tetto, avendo lui – stando a fonti ufficiali – altre mansioni essendo uno stagionale. Poi, verificare come si sia registrato il crollo di una parte di quel tetto, costato l’iscrizione nel registro degli indagati del responsabile della sicurezza del capannone, oltre che del titolare della ditta presso la quale lavorava Luigi. Tutti interrogativi sui quali la Procura sta lavorando, avendo a disposizione il materiale investigativo raccolto dalla polizia di stato e dei tecnici specializzati, intervenuti sul posto per verificare il rispetto delle condizioni di sicurezza