La nota stampa dell’Associazione Ristoratori Vietri sul Mare
“Dopo oltre due mesi dalla chiusura delle nostre attività, il peso, economico e soprattutto emotivo inizia a farsi sentire.
In un paese come Vietri sul Mare all’inizio della Costiera Amalfitana, dove la ristorazione insieme all’intero comparto Turistico e all’Artigianato locale ceramico, rappresenta oltre l’ottanta per cento delle attività, e le forti preoccupazioni si stanno manifestando in forti segnali di cedimento e sostituendo alla paura nel guardare al futuro.
Molte aziende hanno dichiarato che non saranno in grado di riaprire, e non solo in costiera, in Italia il 20 per cento delle imprese del ramo stanno già avviando le procedure di messa in vendita”, o comunque di cessazione attività.
“Finora abbiamo sposato tutte le iniziative che il settore ha proposto per farci sentire dal governo ma, a giudicare dal caos di questi giorni e dalle anticipazioni delle prossime misure, nulla o quasi nulla sembra essere stato ottenuto.
Il Comune di Vietri sul Mare ci ha ascoltato e dato le uniche certezza, per quello che ha potuto, infatti ha accolto le nostre richieste essendo molto sensibile ai problemi della città, ma il tema economico va affrontato a livello legislativo nazionale.
In tutta Europa – si moltiplicano le mobilitazioni, spinte purtroppo dallo spettro della fame. In Germania si ha notizia di manifestazioni di piazza, in particolare a Stoccarda sono scesi in strada in diecimila. In Polonia i manifestanti hanno raggiunto la capitale e, nel corso della protesta, in modo poco democratico sono stati arrestati 38 imprenditori. Noi finora ci siamo limitati a iniziative dimostrative, composte e d ordinate, sperando di richiamare l’attenzione sulla crisi potenzialmente irreversibile di un settore chiave che dà lavoro a un milione e mezzo di persone più l’indotto e produce il 30 per centro del Pil nazionale, attraverso atti simbolici come l’accensione delle luci, lo spegnimento dei monumenti o la collocazione di tavoli nelle piazze, la consegna delle chiavi ai Sindaci.
Era giusto provarci, ma non mi pare che il segnale sia stato recepito, in alcuni casi siamo anche stati puniti con multe e denunce.
Non siamo rivoluzionari, tantomeno incendiari, siamo lavoratori padri e madri di famiglia che provano a difendere le proprie attività. Quotidianamente raccogliamo dagli operatori e dai lavoratori del settore lamentele imponenti. Abbiamo più volte richiesto invano di essere ascoltati.
Speriamo vivamente di non dover andare oltre la situazione é veramente drammatica ed in questa situazione due sono le opzioni: o si scende davvero in piazza con le dovute precauzioni e si costringe il governo ad ascoltarci, altrimenti attendere provvedimenti non capienti ed inadeguati che ci costringerànno ancora a tenere le serrande chiuse. E Chiediamo pochi punti ma robusti con tempi certi e modalità chiare, per garantirci almeno il pareggio e la salvezza delle attività in questa insolita stagione indecente, con la speranza di essere ascoltati.

