Scontro tra il Ris e il consulente della difesa: nuovo step del processo “Fabbro”, che vede sotto accusa sette persone ritenute appartenenti ad uno spietato gruppo armato che avrebbe avuto come obiettivo l’assalto ai portavalori. Un’accusa chiusa con diverse assoluzioni in primo grado e appello e che ora continua, in altro processo, con la contestazione unica di detenzione di centinaia di armi e munizioni. Giorni fa, in aula, il confronto tra i carabinieri del Ris e il consulente nominato per l’occasione dagli avvocati difensori. Grazie alle indagini furono rilevate ed esaminate tracce biologiche nel garage di Sassolino (l’unico condannato) e in altri due locali da lui utilizzati. I risultati delle analisi di quei reperti furono poi confrontati con quelli prelevati agli imputati allora in carcere, partendo dai frammenti rinvenuti su armi, cappelli, sottocaschi, caschi e guanti. L’esito fu negativo per le impronte digitali, così come per le armi, in parte risultate residuati bellici e non utilizzabili, con percentuali minime di campioni utilizzati sui centinaia trovati. Le tracce utili riguardavano una maschera e un guanto: per la difesa, che ha prodotto una relazione di parte affidata al professore di genetica forense Carlo Sepe, ci sarebbe poca chiarezza sulle modalità di acquisizione e reperimento, oltre che sulle garanzie e genuinità dei campioni.
Il processo riprenderà a settembre, davanti al collegio del tribunale di Nocera Inferiore. Un procedimento in gran parte ridimensionato rispetto al quadro probatorio iniziale, messo in piedi dalla Dda di Salerno. E sul quale fornirono il proprio contributo diversi collaboratori di giustizia e il lavoro imponente del Ros. Tutto partì dalla rapina alla galleria Seminario, sul tratto autostradale che collega Nocera Inferiore a Salerno. Il processo in corso a Nocera riguarda Gerardo Calabrese, il pregiudicato Enrico Laierno, in carcere per la tentata rapina del novembre 2014 a Pagani, Gaetano Ceglia, Mario De Maio, Alfonso Manzo, Antonio Cascone, Vincenzo Erra, tutti paganesi, e i due uomini di Acerno Alfredo Cuozzo e Mario Zottoli.
I ruoli di promotori li avrebbero tuttavia rivestiti Laierno, Cuozzo e Ceglia. L’Antimafia inquadrò quale attività principale del gruppo le rapine, definite “forme di auto finanziamento” a favore del gruppo di camorra riconducibile all’allora latitante Francesco Matrone. Accuse, le principali, tutte cadute già anni fa.

