Rosario Coppola, imbianchino di 51 anni, freddato in auto. Gli investigatori ipotizzano che fosse stato confuso con un boss della zona. Ferito anche un barbiere incensurato.
Una sera qualunque trasformata in tragedia. Ad Arzano, nel cuore dell’area nord di Napoli, la violenza torna a colpire lasciando dietro di sé una scia di dolore e interrogativi. Rosario Coppola, imbianchino di 51 anni, è stato ucciso in un agguato a colpi di pistola mentre si trovava in auto. Con lui c’era Antonio Persico, barbiere incensurato, rimasto ferito lievemente a un braccio.
Ora tra le piste investigative prende corpo l’ipotesi più inquietante: uno scambio di persona. Coppola potrebbe essere stato confuso con un boss di un clan della zona, oggi in libertà. Un errore che, se confermato, racconta tutta la brutalità di una criminalità che spara prima ancora di capire chi ha davanti.
Agguato ad Arzano, la pista dell’errore di persona
L’agguato è avvenuto in via Sette Re. Coppola è stato raggiunto da almeno cinque colpi d’arma da fuoco in diverse parti del corpo. Non gli è stato lasciato scampo. Persico, che viaggiava con lui, è stato colpito al braccio destro ed è stato soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale di Giugliano in Campania, dove resta in osservazione ma non è in pericolo di vita.
A dare l’allarme sono stati alcuni residenti che hanno chiamato il 112 dopo aver sentito gli spari. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, che hanno effettuato i rilievi e avviato le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia.
Secondo quanto trapela, Rosario Coppola non avrebbe legami con ambienti criminali. Proprio questo elemento rafforza l’ipotesi che l’obiettivo dei sicari fosse un’altra persona, un esponente di spicco di un clan locale che avrebbe una forte somiglianza con la vittima.
Un delitto che semina paura nel Napoletano
La possibilità che un uomo venga ucciso solo perché “assomiglia” a qualcun altro scuote profondamente la comunità. Arzano si risveglia con una ferita aperta e con la paura che la violenza possa colpire chiunque, anche chi conduce una vita normale, fatta di lavoro e famiglia.
Dopo l’omicidio, il prefetto di Napoli Michele di Bari ha ribadito la necessità di rafforzare i controlli sul territorio e di garantire una presenza costante delle forze dell’ordine per aumentare la sicurezza e la percezione di vicinanza delle istituzioni ai cittadini. La vicenda sarà al centro di un prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Intanto resta il silenzio pesante di una strada diventata teatro di sangue e il dolore per una vita spezzata senza motivo. Rosario Coppola non era un boss, non era un bersaglio annunciato, ma un uomo qualunque finito nel mirino sbagliato. Un errore che oggi pesa come una condanna per un intero territorio, ancora una volta costretto a fare i conti con la ferocia della camorra e con l’urgenza di verità e giustizia.

