Archivio storico di Pagani, la memoria dimenticata: tra degrado e una delibera arrivata a fine mandato

0
201

di Marco Visconti

Il provvedimento, adottato su impulso della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania e sulla base di relazioni tecniche che attestano il pessimo stato dell’immobile, certifica nero su bianco una situazione di abbandono: documentazione non tutelata, assenza di strumenti archivistici fondamentali, mancanza di personale con competenze specifiche.

di Marco Visconti

Sacchi dell’immondizia al posto delle cartelle archivistiche, documenti ammucchiati tra calcinacci, locali umidi e inaccessibili, buste d’archivio vuote che fanno temere sottrazioni di atti. È questo il quadro che emerge sulla vicenda dell’archivio storico comunale di Pagani, custodito – si fa per dire – nei locali di via Carmine numero 63. Una storia che affonda le sue radici almeno nel 2019, ai tempi dell’amministrazione Gambino e che arriva solo oggi a una presa d’atto ufficiale con una delibera di giunta adottata il 23 dicembre 2025, a fine corsa amministrativa.Nel 2019, prima che l’allora sindaco Alberico Gambino diventasse incandidabile e oggi europarlamentare, un cittadino e studioso locale, il sottoscritto, chiese formalmente di conoscere il sito in cui fosse conservato l’archivio storico. La risposta portò a via Carmine.

Ma l’accesso non fu immediato: le chiavi dei locali non erano in possesso del Comune bensì della Protezione civile, che utilizzava quegli spazi come deposito di mobili.Solo dopo reiterate sollecitazioni fu possibile entrare. Lo scenario apparve subito allarmante: documenti storici sistemati in condizioni incompatibili con qualsiasi criterio di conservazione, molti infilati in sacchi dell’immondizia, altri abbandonati in scatoloni colmi di detriti edili. In mezzo, buste archivistiche vuote, indizio inquietante di possibili sottrazioni di materiale.Una parte della responsabilità, secondo quanto ricostruito, sarebbe da collegare alle vicende della Fondazione Santi Artisti e Mercanti, voluta dall’ex sindaco Gambino, dopo il suo fallimento, i testi e i documenti furono smembrati e trasferiti in più luoghi, tra cui scantinati soggetti a umidità e degrado. Un passaggio che avrebbe contribuito alla dispersione e al danneggiamento della memoria documentale cittadina.

La domanda resta aperta: cosa rimane oggi della memoria storica di Pagani? Documenti rubati o dispersi, altri sopravvissuti in condizioni precarie. Una situazione che favorisce chi si improvvisa storico e costruisce narrazioni mitizzate del passato, e che fa comodo anche alla politica: una comunità senza memoria e senza identità è più facilmente disinteressata al proprio territorio.Solo ora, con la delibera di Giunta approvata il 23 dicembre 2025, l’amministrazione guidata dal sindaco Raffaele Maria De Prisco prende formalmente atto delle “gravi criticità strutturali e di sicurezza” dell’archivio storico comunale di via Carmine.

Il provvedimento, adottato su impulso della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania e sulla base di relazioni tecniche che attestano il pessimo stato dell’immobile, certifica nero su bianco una situazione di abbandono: documentazione non tutelata, assenza di strumenti archivistici fondamentali, mancanza di personale con competenze specifiche.La giunta ha deliberato l’avvio urgente di un piano di messa in sicurezza, il trasferimento dell’archivio in locali idonei da individuare entro 60 giorni, il riordino, il censimento e l’inventariazione del materiale, prevedendo anche affidamenti a ditte specializzate e necessarie variazioni di bilancio. Un atto dichiarato immediatamente eseguibile.Resta però il dato politico e culturale: la tutela della memoria storica arriva come atto conclusivo di un mandato, dopo anni di segnalazioni, sopralluoghi e verbali ispettivi già nel 2016 e nel 2019. Una presa d’atto tardiva, che riaccende il dibattito sulle responsabilità passate, comprese quelle di amministrazioni che pure si fregiavano della presenza di “studiosi eccellentissimi”.