Anziana truffata, per intascarsi l’intero patrimonio, nei guai medico e notaio.

Falso in atto pubblico e favoreggiamento, sono i due capi d’ imputazione che pendono sulla testa di un medico, un notaio e due testimoni accusati di aver orchestrato, nei minimi particolari, una truffa ai danni dei legittimi eredi di un’anziana donna di Maiori per intestarsi un patrimonio che si aggirerebbe intorno al milione di euro. I fatti risalgono al 2015, quando la signora R. M. , nata e vissuta a Maiori, venne a mancare all’età di 85 anni. Celibe e senza figli, l’anziana donna avrebbe dovuto lasciare le sue proprietà, due case ( una al centro di Maiori, dove la donna abitava, e l’altra situata sulla parte vecchia del paese) alle sue due uniche nipoti, figlie dei rispettivi fratelli. Tutto questo sarebbe stato alterato da un testamento venuto fuori subito dopo l’avvenuto decesso della donna, dal quale si evinceva la presenza di un erede universale, un certo C. M. , estraneo all’asse ereditario, noto medico maiorese. Da qui, le due cugine, sentitesi truffate, hanno fatto partire una denuncia-querela, tramite il loro legale di fiducia, l’avvocato Vincenzo Rispoli. Successivamente all’ esposto, sono partite le indagini della Guardia di Finanza di Salerno sezione tributaria che ha provato a ricostruire e a rimettere insieme i pezzi dell’intera vicenda. Dalle carte del processo, emergerebbe il tentativo del medico di provare ad estorcere in ogni modo una firma all’anziana donna, anche mediante la richiesta di aiuto ad una delle due nipoti, con la quale il C. è imparentato; vistosi più volte rifiutare ogni maldestro tentativo di raggiro, il medico avrebbe chiesto aiuto a due notai della Costiera Amalfitana che, appurando lo stato di infermità della donna, avrebbero rifiutato di redigere qualsiasi tipo di atto. A questo punto il C. avrebbe deciso di cambiare strategia, mediante la complicità del notaio angrese E. D’A. , la quale avrebbe accettato di redigere il testamento, malgrado lo stato di infermità mentale accertato della signora R. M.

La professionista avrebbe quindi optato per la compilazione di un testamento privo di firma, poiché, stando a quanto scritto nel testamento, la donna sarebbe risultata affetta da leggero tremore alle mani e cataratta. In realtà, secondo l’accusa e secondo le testimonianze di diverse persone ( badante, vicini, conoscenti e le stesse nipoti) la donna negli ultimi anni di vita aveva completamente perso l’uso della vista. A inguaiare ancora di più il notaio sarebbe stata la scelta di utilizzare come testimoni per la redazione dell’atto i suoi due dipendenti, R. F. e R. M. I due, ascoltati dal luogotenente della Guardia di Finanza di Salerno e dai suoi uomini, non avrebbero ricordato la casa in cui, stando al testamento, avrebbero dovuto prendere atto ed assistere alle ultime volontà della donna. La vicenda sembra ora arrivare ad un punto di svolta con la richiesta, fatta al Gup Maria Zambrano lo scorso 13 Febbraio, da parte del pubblico ministero di 2 anni e 2 mesi di reclusione per il medico e per il notaio per falso in atto pubblico e sei mesi per i due testimoni per falsa testimonianza e favoreggiamento.