Angri. Soldi per esumazioni mai incassati dall’ente: ex responsabile rischia il processo

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Si sarebbe appropriato di somme di denaro che i cittadini avevano versato per espletare alcuni servizi cimiteriali: per tale circostanza, la procura di Nocera Inferiore ha chiesto ora il rinvio a giudizio per l’ex responsabile del cimitero di Angri, Giuseppe D’Antuono. Il 66enne è indagato per peculato, a seguito di un’indagine coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Cacciapuoti. Il periodo delle contestazioni va dal gennaio 2008 fino all’aprile del 2009, arco temporale nel quale l’uomo aveva ricoperto il ruolo di responsabile pro tempore del cimitero cittadino. Stando ai riscontri della polizia giudiziaria, D’Antuono – in veste di pubblico ufficiale e nell’esercizio delle sue funzioni – si sarebbe appropriato di somme legate al pagamento, da parte di privati cittadini, per attività di inumazione, esumazione e autorizzazioni copri tomba. Somme di cui avrebbe avuto la disponibilità, visto il ruolo ricoperto. Quei soldi – distinti per costi a seconda delle tariffe cimiteriali in vigore – non sarebbero però finiti nelle casse comunali, con le contestuali omissioni mosse di volta in volta al dipendente. Gli atti sono ora attesi dal vaglio del gip Paolo Valiante, che valuterà la richiesta della procura il prossimo 19 gennaio durante l’udienza preliminare. L’indagine trae spunto da un lavoro eseguito in passato dalla dirigenza di settore riguardo i servizi cimiteriali, con il conseguente riscontro di ammanchi per alcuni servizi non liquidati nelle casse del comune. Con il successivo rendiconto si attivarono anche le indagini della procura: i carabinieri, dietro delega, ascoltarono a sommarie informazioni tutte le persone interessate da quei versamenti. C’è chi avrebbe spiegato di aver dato soldi a quel funzionario, mentre altri di aver ricevuto il solo bollettino per l’inumazione, senza la richiesta di denaro. L’importo complessivo venuto a mancare nelle casse del Comune, così come riportato nero su bianco nella richiesta del sostituto Cacciapuoti, è pari a circa 86mila euro. All’epoca, D’Antuono si era dichiarato estraneo alle accuse.