ll detto “Nessuno è profeta in patria” indica la condizione per cui raramente una persona gode di prestigio e riconoscimento nel luogo in cui è nato e in cui tutti lo conoscono, mentre è più facile che questo accada altrove, lontano, magari nei paesi confinanti.
Emergere ed essere apprezzati in ambienti familiari, di contro a una maggiore possibilità di vedere riconosciute e di poter dispiegare le proprie capacità in ambienti estranei come in questi casi, cittadinanza onoraria della Città di Sarno all’artista Ernesto Terlizzi per aver dato in questi anni lustro alla sua attività artistica.
“Nemo propheta acceptus est in patria sua”, nessuna polemica rivolta alla nostra città ai nostri amministratori, perché proprio chi ci conosce meglio e ha maggiormente occasione di osservare le nostre qualità e i nostri risultati, sembra non valorizzarli nella sua terra d’origine ma ben oltre.
Ernesto Terlizzi nasce ad Angri (Sa), il 22 novembre 1949, frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, intorno al 1965, negli anni diventa un’artista consolidato nella sua personale ricerca segnica e di materiali naturali ridotti all’essenziale nel panorama artistico nazionale e internazionale.
La biografia curata di Sandro Bongiani sul maestro Terlizzi
Le sue opere sono presenti in numerose collezioni permanenti e musei di arte contemporanea, in Lucania, questa iniziale indagine informale si arresta bruscamente con il manifestarsi appieno di un intimo sentire con la terra madre e la natura, a favore di una indagine organica del segno grafico.
Nascono in questo decennio, una lunga serie di iconografie antropomorfe di chiara denuncia sociale (mani, bulbi, ovuli, ed involucri umani), cariche di valenze surreali in cui “natura e uomo” si fondono in una particolare visione organica infittita di rimandi e allusioni.
Opere queste esposte a vare edizioni del Premio Michetti di quegli anni e nelle personali di Firenze (Galleria Inquadrature, 1979); Napoli (Galleria San Carlo, 1980); Bergamo (Galleria Fumagalli, 1981); Venezia Mestre (Galleria Plus Art, 1984).
Grandi tele di juta esposte nella personale a Macerata (Pinacoteca e Musei Comunali, 1990) e la serie dei bianchi gessati; opere di grandi rarefazioni e trasparenze luminose esposte nella mostra di gruppo Sudart a Salerno (Galleria Paola Verrengia, 1995).
Queste nuovi materiali, legati alle origini e al vissuto dell’uomo, conferiscono alle opere di questo periodo un fascino misterioso sempre in bilico a metà tra pittura e bassorilievo, convogliando forti rimandi e ascendente evocative e ancestrali. In questo periodo l’artista realizza opere come “Corteccia” (2001); “La porta del tempo” (2001); “Buio e luce (2005); “Delle ali irruppero” (2005) esposte nella personale presso il Convento dei Frati FRAC di Baronissi (2006).


Questa ultima e convincente fase di ricerca continua ad essere presente ancora nel suo lavoro tra fisicità della materia oggettiva e la presenza immateriale del segno grafico in una sorta di sofferta e intima contaminazione di idee e di materiali. E’ proprio il disegno il protagonista recuperato nella sua intimità e essenzialità minimale delle sue ultime personali a Roma, Ferrara e Milano.
In quella romana tenuta presso la storica Galleria Consorti di Via Margutta, è caratterizzata da queste nuove atmosfere polimateriche cariche di uno struggente malessere esistenziale.
A Ferrara i suoi lavori dal titolo “Derive” vengono ospitati dalla Galleria del Carbone nel centro storico della città Estense.
A cavallo tra il’90 e il 2000 la ricerca polimaterica si fa sempre più attenta e insistente al dettato plastico con l’inserimento conseguente di altre materie come il legno e la pietra.
Da questo momento il lavoro di Ernesto Terlizzi comincia a interessarsi al problema dell’immigrazione clandestina con i continui e drammatici attraversamenti nelle acque del Mediterraneo, indagine, questa, che si è fatta sempre più assidua e incalzante nelle opere esposte nel 2014 a Milano presso lo Spazio Tadini e recentemente nella mostra d’arte contemporanea “Artlante Vesuviano” alla Tekla di Sarno. Una ricerca davvero personale quella di Terlizzi, che pur affidandosi alla silenziosa e intima presenza acromatica della materia cerca di condividere oggi la violenza e le tragedie umane in un continuo, sofferto e malinconico dialogo.
Il post dell’amico Paolo Novi
Leggere l’emozione sul volto di un Amico è come condividerne la stessa sensazione… è proprio quello che è accaduto stamattina (venerdì) nella Sala Consiliare del Comune di Sarno, quando l’intero Consiglio su proposta del Sindaco Giuseppe Canfora e degli Assessori alla Cultura e agli Eventi, Eutilia Viscardi e Anna Maria Della Porta, ha votato ad unanimità per la “Cittadinanza Onoraria” conferita al Maestro Terlizzi, conosciuto, stimato e apprezzato pittore angrese, il sindaco ha letto le motivazioni per cui veniva proposta la massima onorificenza.
Chapeau Maestro, l’augurio da tutta la redazione di MN24

