Angri. Morì a 35 anni dopo un aborto. Il medico a processo per omicidio e falso

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Morì a soli 35 anni, per delle complicazioni che sopraggiunsero dopo un aborto. Per questo, sarà processato un medico ginecologo dell’Umberto I. Le accuse sono di omicidio colposo e di falso. Stando alle indagini, il professionista avrebbe anche falsificato il contenuto di una cartella clinica per liberarsi da ogni responsabilità. Sullo sfondo, la morte di Maria Cariello, 35enne di Angri e originaria di Gragnano, avvenuta il 17 marzo del 2014 all’Umberto I di Nocera Inferiore dopo un intervento di Ivg (interruzione volontaria di gravidanza). Quell’operazione fu decisa per una malattia pregressa che non avrebbe consentito alla donna di portare a termine la gravidanza. Era al settimo mese. Secondo le indagini condotte dal pm Valeria Vinci, il medico avrebbe agito con «negligenza, imprudenza ed imperizia», perché non somministrò alla donna una terapia antibiotica «in concomitanza con i vari tentativi di penetrazione in cavità uterina per effettuare l’Ivg». Furono tre, al termine dei quali il ginecologo consigliò alla donna di tornarsene a casa. Tutto questo, nonostante la paziente avvertisse dolori molto forti. Per la procura quella decisione fu un errore, in quanto la vittima doveva essere immediatamente ricoverata.

All’indomani, dopo diverse ore dall’intervento, i familiari allertarono il medico al telefono. Maria era stata colpita da febbre e vomito, oltre che da evidenti perdite di sangue. Tuttavia, il medico le prescrisse – sempre al telefono -«tachipirina, spasmex e plasil, senza consigliare il rientro immediato in ospedale». Qui, la donna ci giunse comunque per le sue condizioni che peggioravano minuto dopo minuto. Subì un nuovo intervento, che però non le evitò la morte. Avvenuta per shock multiorgano, il 17 marzo.

Con la denuncia del marito sporta ai carabinieri e il conseguente sequestro della cartella clinica, la procura formalizzò  una nuova accusa. Oltre a quella per omicidio colposo, anche il falso ideologico. In quella cartella infatti, il medico avrebbe attestato «falsamente» che la paziente dopo l’Ivg, «abbandonò spontaneamente il reparto contro il parere dei sanitari». Una circostanza del tutto falsa, perché la famiglia della donna, viste le sue condizioni a seguito del primo intervento, aveva invece insistito per il ricovero. Con quella falsa scrittura, il medico avrebbe voluto liberarsi da ogni responsabilità. Ma la paziente, quelle dimissioni non le firmò mai. La vicenda si svolse nell’arco di quattro giorni, dal 14 al 17 marzo. Dopo il rigetto del patteggiamento, il medico sarà processato, con inizio del processo fissato per il prossimo 5 ottobre, davanti al giudice Russo Guarro.