Angri – “Mnèma” in mostra le opere di Anna Crescenzi a S. Maria di Costantinopoli

Da un percorso composto da sette piccoli elementi di vetro contenenti sabbia vulcanica e rami dorati, nasce Mnèma: l’istallazione di Anna Crescenzi ispirata al Giovedì Santo.

Il canopo di forma quasi uterina, dalla cui apertura si erge un elemento con una fioritura di rami dorati rievoca la tradizione popolare dei Toselli sarnesi, la città natale cui l’artista è da sempre legata. La scultrice svolge la sua attività artistica partecipando a mostre e rassegne in Italia e all’estero.

Nel 2001 e nel 2003 viene invitata ad International Workshop in Slovenia dove rimangono in esposizione permanente alcune sue creazioni in spazi pubblici.

Nel 2005 La Taide Edizioni pubblica un catalogo delle sue opere con testo critico di Ada Patrizia Fiorillo che documenta la mostra personale allestita presso il complesso Monumentale di Santa Maria del Rifugio presso Cava de’Tirreni (Sa).

La sua carriera espositiva si è evoluta senza subire arresti. Il 2014 Anna Crescenzi è stata inserita in una pubblicazione a cura di Enrico Grieco; nel 2017 installa permanentemente l’opera “Fuochi” a Nocera Sup. (Sa); nel 2018 è al BACS di Leffe (Bg). Dal 18 al 21 Aprile 2019 sarà possibile ammirare la sua creatività presso la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli ad Angri, grazie ad un progetto curato per il quarto anno consecutivo dal M° Ernesto Terlizzi.

“Mnèma” è un sostantivo che in greco antico sta a significare due termini apparentemente lontani: ricordo e sepolcro. “Il grano, simbolo della Pasqua che a sua volta è simbolo della primavera, di rinascita naturale, ispira verso una religione metafisica che diventa un bisogno dell’uomo di andare verso Dio.

L’essere umano, qualunque sia la religione che professa, ha necessità di volgersi Oltre.” – spiega l’artista Crescenzi. Il “bozzolo della vita” racchiude in sé la rinascita: questo il senso di questo Sepolcro artistico.

Chiosa Don Luigi La Mura: “Visitare il Sepolcro non è un invito ad una visita di condoglianze quanto un atto di gratitudine verso Cristo che si fa presenza e nutrimento nell’Eucarestia, pane di vita, anticipazione della comunione con lui che avverrà nell’eternità con Dio”.

Per la nostra artista, vita e morte si intrecciano in un dialogo senza fine fatto di sensibilità – una sensibilità che trova sfogo soprattutto nell’osservazione dei materiali innovativi quali fili di ferro, rete metallica, imbottiture, stoffe tese e cucite come fossero cellule naturali, plasmate dal divino.

“ Le mani di chi crea con l’ingegno sono esse stesse manifestazione di religiosità, genio artistico ed epifania del divino” – conclude Don Luigi.

Giuseppina Rita De Stefano