Mettetevi nei panni di un genitore che ha un bambino a cui deve spiegare che non può mangiare le stesse cose dei suoi amichetti. Mandarli a casa, mentre gli altri restano a mangiare, è una discriminazione ed è un eccellente modo per farli sentire diversi.
Giovedì 19 Ottobre con enorme ritardo perché tra “la prematura scomparsa del designato Responsabile della U.O.C., il pensionamento dell’unica dipendente in servizio presso l’ufficio Pubblica Istruzione dell’Ente e la gravissima conclamata carenza di personale” entra finalmente a regime il servizio di refezione scolastica per le scuole del comune di Angri.
Tralasciando il fatto che trovo assurdo che gli enti locali non abbiano risorse per garantire servizi essenziali ai cittadini e alle famiglie mi soffermerei sulla parte in cui nella determina si legge “tra i servizi che questo ENTE assicura vi è quello della refezione scolastica” perché è quella che mi tocca di più. A mio figlio, bimbo di 5 anni con CELIACHIA, non è stato garantito nessun servizio pur avendo consegnato per il secondo anno di fila e con largo anticipo la richiesta di un pasto differenziato con a corredo tutta la documentazione attestante la sua condizione.
E non è nemmeno questa la parte più grave.
La cosa veramente incresciosa è stata arrivare a scuola il giorno in cui la mensa è iniziata senza ricevere comunicazione dagli enti preposti, ma solo tramite voci di corridoio, che i pasti differenziati non sarebbero arrivati e alle nostre richieste di chiarimenti nessun ha saputo e sa tuttora darci risposta. Nessuno sa niente, nessuno che sia disposto ad assumersi la responsabilità di cosa sarebbe accaduto se uno solo di questi bambini avesse pranzato a scuola, perché di fatto nessuno ci ha detto che non potevano, consumando un pasto non adatto provocando magari uno shock anafilattico. Ora mi chiedo è giusto tollerare tanta superficialità quando in gioco c’è la salute di un bambino? Ha senso sensibilizzare attraverso seminari sull’importanza della condivisione di informazioni sulle intolleranze alimentari a scuola, quando poi la scuola stessa non garantisce tale condivisione? E’ giusto ritenere tali mancanze normali perché “è cosi che funziona qui”?
No non lo è. Non è così che deve funzionare e quando qualcosa non funziona si aggiusta! Non è mia intenzione in questa sede attribuire colpe ma solo sollecitare chi di dovere a risolvere in fretta tale disagio e far sì che mai più si verifichi un fatto simile perché se anche la scuola si ritiene responsabile di una discriminazione, succede che si capovolgano i ruoli di educazione ed istruzione ma anche di socializzazione ed inclusione, princìpi fondamentali entro le pareti scolastiche. E questo nessuno dovrebbe mai accettarlo che siate o no genitori di bimbi con disabilità, intolleranze o/e che vivono piccole e grandi difficoltà.
Una mamma.
Anzi più di una…

