Angri – La festa di San Biagio, una festa nel ricordo tra sacro e profano – FOTOGALLERY

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Il 3 febbraio la nuova Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli festeggia San Biagio, il Santo protettore della voce degli ammalati della gola, e degli otorinolaringoiatri.

Avendo guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, pose le mani sopra il corpo esanime rapidamente la vita ritornò e tossendo il ragazzo sputò la spina e fu sanato.

Da allora San Biagio salva e protegge tutti quelli che nelle tribolazioni della malattia invocano il suo aiuto.

Non manca poi la tradizione degli angresi che si recano nella nuova chiesa alle spalle della vecchia in via dei Goti per la consueta “unzione della gola e per i tipici panini benedetti”.

Prima il tutto avveniva nella piccola chiesetta, piena di luce, con le sue statue e dello splendido quadro raffigurante la Madonna di Costantinopoli in alto al di sopra dell’altare alla sua sinistra la statua di San Biagio risplendente nel suo colorato mantello rosso-granata.

Quando entravi nella chiesetta avvertivi una sensazione che ti avvolgeva, un regno di pace, di serenità, di bellezza lontano dal  mondo, dal frastuono e della vita quotidiana.

Una volta, l’identità di un popolo la si riconosceva dal profondo attaccamento alle origini, dal legame per la propria terra, dal sentirsi parte attiva di una comunità.

Nella piccola chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli di Angri, il comitato festa decise di rimettere in atto quella famosa tradizione “o’ ciucc è fuoc”, e lo fece per la sua ultima apparizione, era il 1993, un ricordo che segnava un evento emozionante e di grande coinvolgimento popolare.

Negli anni passati dopo la consueta benedizione della gola di uomini donne bambini e ammalati, nella stradina adiacente, la festa era contornata, da qualche bancarella di torrone, pistacchi, castagne infornate, ‘o pere e ‘o musso, giocattoli e dal tradizionale ” O’ciuccio e fuoco“.

Un ciuccio di cartapesta addobbato dalla testa alla coda con fuochi d’artificio durante una irrefrenabile corsa nell’unica via lineare della frazione, su una carretta addobbata con razzi bengala, botti, e materiale incandescente in modo tale da farlo “esplodere” tra gli applausi irrefrenabili dei presenti.

Di questa grande maestria i comitati festa si rivolgevano alla sapienza ed esperta mano del mago degli effetti pirotecnici, “Luigi e Pirinell”, che con grande, riusciva sempre a soddisfare i presenti.

Molti ricorderanno anche l’usanza della tradizione “a’ iàtt e o sórc “(gatto e topo), anche in quell’ occasione lo spettacolo pirotecnico di moda in quei periodi 1970/1993, realizzato da due sagome raffiguranti appunto un gatto e un topo che si rincorrevano su un filo posto ad un’altezza di 4/5 metri dal suolo nel momento in cui il gatto raggiungeva il topo partiva l’effetto pirotecnico, di moda anche in via Di Mezzo per la festa di SS. Cosma e Damiano.

Come non ricordare, Maria D’Ambrosio detta a Paglietta, Vincenzo Russo alias ptrunill, e tanti altri, sempre pronti a dare il loro contributo nell’organizzazione.

Oggi a differenza di molti anni, la festa è presa d’assalto dai numerosi fedeli, che arrivano in gran numero da ogni parte della città e anche dai paesi limitrofi.

La funzione dell’olio santo è determinante per quest’aspetto, viene cosparso dal sacerdote usando una penna di gallina sulla gola tracciando il segno della Croce ai fedeli che attendono il loro momento. E’ proprio ricordato nei detti popolari, con spunti di grande saggezza legati sopratutto a San Biagio, collocata al culmine della stagione invernale “San Biàso, ‘o sóle p’e ccàse”.

Sarebbe bello rivivere quei momenti in cui non erano necessarie autorizzazioni come oggi è previsto, un bel ricordo che faccia custodire alle nuove generazioni il luogo dove si è vissuti, dove si riconoscono, cultura, tradizione, ed anche quella fetta di “profano” mista d’amore verso la nostra amata terra e al suo popolo.

IERI

OGGI

La vecchia Chiesetta