Angri. I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia: “Dove osano le oche”

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La democrazia vive perché è fatta di regole, altrimenti sarebbe anarchia. Forse nell’immaginario collettivo, vivere senza regole rappresenta il punto più alto della libertà individuale, nella realtà invece se non esistono regole e quindi ognuno è libero di fare ciò che vuole, la libertà stessa smette di esistere perché entrerebbe in gioco la prevaricazione e l’occupazione coatta dell’altrui sovranità.

Nella società moderna le regole sono essenziali, consentono di vivere in armonia, garantiscono il rispetto della persona e della proprietà sia pubblica che privata, offrono protezione e assistenza nei vari aspetti della vita quotidiana. Se mancano le regole si crea il caos e quello che poteva sembrare un beneficio per tutti diventa invece un vantaggio per pochi.

Un esempio pratico ed attuale è sotto gli occhi di tutti: il parcheggio a pagamento ad Angri.

Durante i mesi di travagliato passaggio dalla gestione pubblica a quella privata, complice anche la crisi epidemiologica causata dal Coronavirus, il servizio ha smesso di funzionare, la sosta era libera, non si pagava alcuna tariffa ed ognuno si sentiva “libero” di sfruttare come meglio credeva gli spazi destinati al parcheggio lungo le strade cittadine.

Tutti felici e contenti ovviamente, ma come succede in ogni oasi felice c’è sempre il risvolto della medaglia. Non voglio neanche considerare gli introiti che in questi sei mesi non sono stati incassati dall’azienda speciale del comune (Angri Eco Servizi), tantomeno dalla neonata società di gestione del servizio (Angri Park), anche se va sottolineato che con molta probabilità tali proventi erano già stati messi nel conto delle entrate comunali; piuttosto voglio puntare l’attenzione su un fatto davvero singolare: in questo periodo e particolarmente nell’ultimo mese in cui si sono allentate le restrizioni causate dalla pandemia, ad Angri trovare un parcheggio era una scommessa.

File di auto lasciate a giacere giorni e giorni lungo le carreggiate, spazi adibiti a parcheggio affollati di autovetture in attesa di un buco dove infilarsi, potenziali clienti di attività commerciali che, stufi di girare a vuoto nella ricerca di un posto, desistevano dal loro intento e si recavano altrove a spendere i loro quattrini.

L’anarchia ha regnato a lungo con i danni che adesso sono sotto gli occhi di tutti perché non sarà per niente facile riabituare gli automobilisti ad infilare la monetina nella macchinetta mangiasoldi destinata alla emissione dello scontrino per il parcheggio. Infatti, alla notizia che il servizio sarà ripristinato tra pochi giorni, un coro di oche starnazzanti urla all’ennesima vessazione subita dal povero cittadino inerte ed inerme.

Tutti uniti contro la regolamentazione del parcheggio nel nome delle tariffe assurdamente alte, tutti a difesa delle zone periferiche che una volta erano prede del parcheggio selvaggio ed ora dovranno abituarsi a creare guadagno: cittadini, commercianti, liberi pensatori, politici, comunicatori, giornalisti, tutti proprio tutti a difesa dell’anarchia! Io non ci sto.

Io sono un democratico che crede nelle regole e nel rispetto reciproco che deriva proprio dalla presenza di regole.

Il parcheggio ad Angri come tanti altri servizi, va regolamentato imponendo tariffe congrue e certe, perché chi ha necessità di lasciare la macchina in sosta per creare “economia” possa farlo in piena libertà.

Chi invece si era abituato a considerare il bene di tutti come un bene di sua unica pertinenza, farà meglio a cambiare costume, favorendo la crescita, la libertà, la vita sociale.