Ammazza di botte la madre e scappa: trovato morto 20enne

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mn24.it

Il corpo senza vita di Riccardo Merkuri è stato recuperato nelle acque del porto di Civitanova Marche. Il giovane, che aveva appena compiuto vent’anni, era scomparso dopo aver aggredito brutalmente la madre durante la cena per il suo compleanno. Una vicenda drammatica che ha scosso le comunità di Pollenza e dell’intera provincia di Macerata.La tragedia si è consumata venerdì sera, quando in casa è scoppiata una violenta lite. Secondo quanto ricostruito, Riccardo Merkuri avrebbe colpito la madre con pugni al volto, provocandole gravi lesioni. Subito dopo l’aggressione, il ragazzo è fuggito in auto dirigendosi verso la costa. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno poi mostrato la sua vettura parcheggiata in prossimità del porto e la sagoma del giovane che si avvicinava al mare, fino alla caduta in acqua.Le ricerche sono scattate immediatamente. Carabinieri, polizia, vigili del fuoco e guardia costiera hanno battuto l’area portuale con droni e squadre di sommozzatori. Le operazioni sono proseguite senza sosta per tutta la notte e la mattinata successiva, fino al ritrovamento del corpo intorno alle 11.30, confermando l’ipotesi del gesto estremo.Riccardo Merkuri era nato il 20 febbraio 2006. Aveva giocato a calcio in una squadra dilettantistica locale ed era conosciuto nell’ambiente sportivo. La sua famiglia, di origini albanesi, vive a Pollenza dagli anni Novanta ed è considerata ben inserita nel tessuto cittadino. La madre, Albana Kastriot, gestisce un centro estetico, mentre il padre, Mario Merkuri, lavora come piccolo imprenditore edile. La coppia ha anche un altro figlio più grande.La donna è attualmente ricoverata all’ospedale di Macerata. Ha riportato fratture e lesioni al volto e alla mandibola ed è stata posta in coma farmacologico. Le sue condizioni sono serie ma, secondo i medici, non sarebbe in pericolo di vita.Resta ora il silenzio dopo una tragedia che intreccia violenza domestica, disperazione e morte. Un dramma familiare che lascia una comunità attonita e solleva interrogativi profondi su segnali di disagio spesso invisibili fino all’epilogo più irreparabile.