Almanacco Musicale, in ricordo di Bennington, morto due anni fa

Dapprima leggere indiscrezioni, poi un susseguirsi di informazioni disordinate. Comune denominatore la morte di Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, uno dei parolieri più abili degli ultimi tempi. Era il 20 Luglio 2017 quando nella sua casa di Palos Verdes Estates, venne ritrovato il corpo senza vita. Causa della morte: suicidio per impiccagione. Chaz “The legend” o “The molester”, come veniva soprannominato, nasce a Phoenix in Arizona il 20 marzo 1971. Trascorre un infanzia tormentata prima dalla separazione dei genitori poi dai continui trasferimenti di residenza. Inizia presto a sperimentare droghe per poi passare ad una vera ed ossessionata dipendenza. Chi è stato adolescente agli albori del nuovo millennio sa bene che demoni interiori ha combattuto sino all’ ultimo respiro l’ artista statunitense.

Guerre inconsce e crisi d’ identità spesso marchio di fabbrica dei cantautori, dei musicisti che ricavano dal proprio dolore rime vincenti che travolgono come un onda consumatori di dischi. La generazione 80′ e 90′ non può non ricordare l’ energia trasmessa dai Linkin Park. Più di 100 milioni di dischi venduti in tutti il mondo, 2 Grammy Awards, dischi di platino e diamante. Una carriera di notevole successo quella della band formata da Mike Shinoda, Brad Delson, Phoenix, Rob Bourdon e Joe Hahn e appunto Chester Bennington. A due anni dalla scomparsa il ricordo di una delle voci nu metal più amate dal mondo musicale risulta essere sconfinato.