Il processo istruito sui danni provocati nel 2007 da un’alluvione che mise in ginocchio il comune di Nocera Inferiore non andrà prescritto.
Nella giornata di ieri, il giudice Russo Guarro ha respinto la richiesta di prescrizione presentata dagli avvocati degli imputati, accogliendo invece quella delle parti civili, che ne avevano chiesto l’allungamento.
Si procede per il reato di frana (che va prescritto in 15 anni) del quale devono rispondere gli ex assessori regionali all’Ambiente e alla Protezione Civile e, in ultimo, il dirigente del settore Programmazione Interventi di Protezione Civile sul territorio regionale.
Tutti e tre, con competenze differenti, erano tenuti a disporre e ad effettuare interventi strutturali lungo i corsi d’acqua del torrente Solofrana, Cavaiola, Alveo Comune Nocerino e il fiume Sarno in generale. Ma per la procura non lo avrebbero fatto, macchiandosi di «inerzia», nonostante le «continue e pressanti» comunicazioni dell’allora sindaco di Nocera Inferiore, Antonio Romano.
Il primo cittadino aveva segnalato la presenza notevole di materiali sul fondo dell’Alveo Comunale Nocerino, che avevano ridotto la sezione idraulica e aumentato il rischio di fenomeni di tracimazione. Non solo, Romano segnalò anche l’instabilità degli argini, che in caso di piogge abbondanti, avrebbe generato allagamenti ed inondazioni presso tutte le aree circostanti.
L’intervento chiesto dal sindaco era caratterizzato da una certa urgenza, proprio per rendere sicuri i costoni e i canali che costituivano il sistema di drenaggio e di intercettazione delle acque meteoriche
Ma le richieste non furono solo di tipo strutturale, bensì anche economiche. Come quella legata ai finanziamenti per la stabilizzazione degli argini, della pulizia della vegetazione spontanea e dei detriti depositati negli alvei e nei canali montani del territorio
Quelle disposizioni restarono lettera morta. Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2007, una violenta alluvione provocò la rottura degli argini del torrente Alveo Comunale Nocerino.
La zona interessata fu Merighi, con danni che interessarono strutture pubbliche e privati cittadini.
La stima dei danni fu di circa 6 milioni di euro. L’inondazione colpì scuole, bloccò viabilità, ostruì le fognature e il reticolo idraulico, oltre a provocare perdite ingenti ai cittadini residenti in quelle zone. La gente perse garage, mobili, derrate alimentari, automobili e fondi agricoli.
Ad allargarsi fu l’asilo Sant’Anna, la scuola materna adiacente e la succursale della Scuola media Genovesi. Le zone interessate dal disastro furono Cicalesi, San Mauro, Villanova, la Strada Statale 266 e la Provinciale di via Campanile dell’Orco.
Il fango e i detriti provocarono l’ostruzione della rete fognaria e il blocco della circolazione che durò per alcune settimane.
La protezione civile, i vigili del fuoco e il resto delle forze intervenute sul posto, dovettero sgomberare le strade dai detriti e dalle masserizie provenienti dalle case invase e distrutte dalla violenza delle acque. Molte famiglie, restate senza tetto, furono ricoverate presso il centro di Quartiere in via Loria. Nel processo, le parti offese sono un centinaio.
Tra gli avvocati, Carlo De Martino, Monica Abagnara, Giuseppe Buongiorno, Carmela Bonaduce. La prossima udienza è fissata per il 18 febbraio 2017.

