Alle 5 della sera: un tuffo nelle parole (di Claudia Squitieri)

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Ogni volta che riaffiora in me il desiderio di viaggiare mi intrufolo in una libreria. Lì ha inizio il mio peregrinare timidamente scomposto. Sì, le librerie più delle biblioteche mi intimidiscono e avverto il disagio di trovarmi nel mondo misterioso delle parole, che vociferano ingovernabili. Avverto la forza che le accompagna poggiate tra le pagine rilegate, su cui sventolano seduttivi altri lemmi. I viaggi indicano un luogo da incontrare, da visitare, da ripercorrere, da riscoprire, da iniziare in una toponomastica sempre nuova e mai scontata. Di solito non rileggo i libri letti perché amo l’unicità di quell’appuntamento che custodirò come un pirata i suoi tesori. Capita che le regole si trasgrediscano senza volere e così, senza rendermene conto inciampo in un titolo che m’incuriosisce. Leggo voracemente, affamata di pensieri e solo allora mi rendo conto di aver infranto la mia personale consuetudine: scorrendo i fogli dello scritto, ho ritrovato le parole poggiate nella memoria della coscienza e con una gradualità lenta e inesorabile, ho ripercorso la commozione vissuta tempo prima. Non avevo dimenticato il contenuto dello scrigno nelle mie mani, semplicemente quelle parole erano già parte di me in un itinerario mai concluso e preservato dallo scorrere del tempo.

“Fai bei sogni” di Massimo Gramellini edito da Longanesi nel 2012, mi ha permesso di comprendere quanto le emozioni altrui possano servire a far detonare le nostre, raccogliendole in un’unica ampolla dove scompare ogni forma di solitudine.

Il romanzo è autobiografico e affronta il percorso interiore, durato un trentennio, del protagonista nel tentativo individuale, di superare il dolore e il senso di abbandono causato dalla morte della madre avvenuta quando aveva appena nove anni. La fuga dalla propria storia si rivela fallimentare e i meccanismi difensivi agiti in modo inconsapevole, diventano fardelli insopportabili, fondamenta insostituibili di un malessere continuo e logorante del personaggio principale. Silenzi che racchiudono sospetti, in un bambino prima e in un uomo poi, mai svelati e che inducono a riflettere sull’opportunità di concedersi al dolore e di lasciare che anche i bambini possano viverlo senza filtri. Solo dopo questo estenuante percorso interiore, costellato da fallimenti e sensi di colpa, la vita riesce a riprendere il suo naturale flusso … e ricomincia la lettura.

Claudia Squitieri