Alle 5 della Sera: emozionarsi per un libro (di Claudia Squitieri)

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In una giornata uggiosa decido di recarmi alla Biblioteca Comunale R.Pucci di Nocera Inferiore. Nel curiosare tra i ripiani dove riposano i libri in attesa di trovare mani che li maneggeranno con più o meno cura, inciampo in un titolo insolito: “Il paradiso degli orchi” di Daniel Pennac. Premetto che da tempo avrei voluto leggerlo. Colgo l’occasione e non la procrastino ancora. Dell’autore ho letto “Diario di scuola” edito nel 2007 e ho familiarizzato con questo simpatico professore di francese che insegna in un liceo parigino, che ho immaginato incontrare il favore di molti studenti per la particolare propensione che ha per loro, e per l’idea che propone di una scuola capace di adattarsi alle caratteristiche specifiche di ogni allievo. E durante quella lettura conquistò anche me, e scoprii che risaliva al 1985 il suo1° romanzo del ciclo di Malaussène, stampato in Italia da Feltrinelli nel 1991 grazie ad una segnalazione di Stefano Benni. L’edizione di cui parlo è nelle mie mani, ora, e per questo mi percepisco come una privilegiata. Lo rubo subito e lo divoro. Il titolo ricalca quello del romanzo “Al paradiso delle signore” di Èmile Zola come più volte lo stesso Pennac ha dichiarato, e narra le vicende di tale Benjamin Malaussène di professione “Caprio Espiatorio” all’interno di un Grande Magazzino. Il ruolo che ricopre, permette all’azienda di trasformare la rabbia dei clienti insoddisfatti in serena rassegnazione, e per questo viene pagato anche bene. Il protagonista può così mantenere diversi fratelli minori che con le specifiche peculiarità caratteriali, tratteggiano un affresco familiare simpatico dove il surreale e l’umoristico si alternano e s’intersecano in un groviglio di situazioni davvero esilaranti. La fantasia la fa da padrona e supporta uno schema narrativo preciso e particolare. Il quartiere dove la storia si svolge è quello di Belleville, rione popolato da immigrati di varie etnie e si respira un’aria di serena convivenza; la storia è temporalmente collocata nei primi anni ’80 e lo si evince dagli eventi storici a cui si fa riferimento nel libro. L’autore ci accompagna alla ricerca di un responsabile di una serie di omicidi che avvengono sul luogo di lavoro di Malaussène /Caprio Espiatorio che assume le vesti di osservatore, responsabile, indagato, colpevole e autore di un finale inimmaginabile durante il dispiegarsi dell’avvincente racconto. Da leggere perché “l’umorismo, irriducibile espressione dell’etica”, come afferma Daniel Pennac, consente di approcciare qualsiasi tema con un una leggerezza che non è superficialità né volontà di ridimensionare o addirittura ridicolizzare i sentimenti che alcuni orrori della nostra storia recente evocano, perché i demoni restano sempre tali.

Claudia Squitieri