Alice si gettô sul letto sfinita. Aveva il cuore a pezzi. Non aveva neanche voglia di mangiare. Era scoraggiata. Cento morti solo quel giorno! Il virus sembrava avere vinto un’altra battaglia quel giorno. Una scena l’aveva colpita: i camion dell’esercito, tutti in fila, uno dopo l’altro, così tanti da occupare tutta la strada, che trasportano le bare di chi aveva perso quella battaglia ai forni crematori di altre città. Alice non riusciva a togliersi dalla mente un suo paziente che, prima di morire, gli aveva consegnato un messaggio d’amore da consegnare alla moglie. Il virus non solo uccideva, ma costringeva i malati a morire soli, lontani dagli affetti più cari. Benché fosse stremata Alice non riusciva a dormire, ma non aveva nemmeno voglia di parlare con i parenti e gli amici, tanto da azzerare il volume del suo cellulare. Aveva mal di testa e si chiese se il maledetto fosse per caso anche dentro il suo petto, ad insidiare i suoi polmoni. Quanto avrebbe resistito ancora. Aveva bisogno di dormire, ma i suoi occhi grandi guardavano il soffitto. Furono però distratti dal lampeggiare del suo cellulare. Era un messaggio di Antonio: le scriveva che voleva portarla al mare laggiù in Sicilia. Era un sogno per lei il mare adesso. Antonio doveva farsene una ragione. Lontani dovevano stare. Certo quando vedeva tutti quei morti ella sognava la bella vita di un tempo. Ma ora il suo desiderio più importante era che l’indomani i guariti fossero più dei morti. É per questo che doveva resistere, resistere e dormire.

