Al teatro di Nocera Inferiore la presentazione dello spettacolo Pegu, tratto dall’omonima fiaba “Il mondo di Pegu”, scritta da Cinzia Leo.
L’iniziativa patrocinata dal Comune, è nata per sostenere, attraverso la raccolta fondi, l’Associazione Roberto Manzo O.N.L.U.S., attiva nel supporto della U.O. Oncoematologia DEA III livello Nocera-Pagani, e ha visto la partecipazione di partner quali la Ubik, la Scuola-danza di Pagani Bac, l’Associazione culturale Eventi Unici e la ditta Monsieur.
L’impegno per la riuscita della manifestazione ha visto impegnati Luigi Fortunato, Regista e Coreografo; Rita Citarella e Vincenzo Grimaldi, Direttori artistici; l’Arch. Antonio Scala, curatore della scenografia e di tutti gli allestimenti; Giuseppe Giordano, addetto alla grafica e comunicazione dell’evento.
Una fiaba messa in scena per ricordare che nel mondo l’armonia è possibile oltre che auspicabile.
Esiste un paese dal nome un po’ strano Fogliolandia, dove le fate guerriere sono pronte ad intervenire quando i bambini ne hanno bisogno.
Le fate vedono quello che gli uomini non notano più, tutto diventa sempre più arido, le parole gentili scompaiono e i bambini interagiscono, sempre più spesso, con le immagini dello schermo di quegli aggeggi che si chiamano tablet, perché gli adulti “non vogliono bene a nessuno neanche i paesi in cui vivono”, afferma tristemente Pegu.
Eppure i bambini sono ancora gentili, e sembrano sapere come saggi vecchietti che le parole sono in grado di cambiare le cose, ma non sanno come fare per ritornare a giocare perché hanno dimenticato come si fa.
Le fate sono le uniche in grado di ripristinare il tempo perduto, sanno che basterebbe solo arrivare al grande albero delle parole, metafora della biblioteca, dove un tempo tutti “si era soliti andare e tornare”.
Non si arrendono, e battagliere affrontano l’impresa in grado di donare al mondo i suoi veri colori, convinte che i libri potranno salvare il mondo.
Capita così che in sala tutti, bambini e adulti, con gli occhi sospesi rivivano la magia dell’incanto, in attesa di quella che un tempo si chiamava la carezza della sera.

