Aeroporto di Salerno: la fuga delle compagnie aeree e il rischio di un ridimensionamento

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Doveva essere l’anno della svolta, invece rischia di trasformarsi nel preludio a una nuova crisi. L’aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi, riaperto ai voli commerciali nella primavera del 2024 dopo anni di inattività e un profondo intervento di rifacimento delle infrastrutture di volo, sta vivendo una fase di progressivo arretramento che preoccupa operatori turistici, amministrazioni locali e territorio.

La riapertura era stata salutata come un evento strategico per tutta la Campania, soprattutto per la vicinanza con la Costiera Amalfitana e con il Cilento, territori a fortissima vocazione turistica ma storicamente penalizzati nei collegamenti diretti. Il volo inaugurale di easyJet, la presenza del ministro dei Trasporti Matteo Salvini e l’interesse immediato di diverse compagnie avevano alimentato un clima di entusiasmo e aspettative elevate.

Nella fase iniziale, infatti, la risposta dei vettori era apparsa incoraggiante. La saturazione cronica dell’aeroporto di Napoli Capodichino rendeva Salerno una valida alternativa, anche sotto il profilo della disponibilità degli slot. EasyJet, Volotea, Ryanair, Wizz Air e Vueling avevano avviato collegamenti nazionali e internazionali, contribuendo a costruire l’idea di uno scalo finalmente destinato a decollare in modo stabile.

Il segnale più forte di questa fiducia era arrivato quando British Airways, un vettore tradizionale e non una low cost, aveva annunciato il collegamento stagionale con Londra Gatwick quattro volte a settimana. Per molti osservatori quella scelta rappresentava una sorta di consacrazione definitiva dello scalo salernitano nel panorama aeroportuale italiano.

Negli ultimi mesi, però, lo scenario è cambiato radicalmente. A inaugurare un trend negativo è stata Jet2, compagnia leisure britannica che aveva programmato voli diretti su Manchester e Birmingham per l’estate, salvo poi cancellare interamente l’operazione. A questa decisione è seguita la clamorosa marcia indietro di British Airways, che dopo aver annunciato il ritorno dei voli da Gatwick per la Summer 2026, anticipandoli addirittura a fine marzo, ha eliminato ogni disponibilità dal proprio sistema di prenotazione.

La lista delle rinunce si è progressivamente allungata. EasyJet ha cancellato i collegamenti con Ginevra e Berlino, mentre Ryanair ha comunicato che il volo Salerno-Torino resterà operativo solo fino alla fine della stagione invernale 2025-2026. Ancora più significativo il passo indietro di Wizz Air, che nel giro di pochi mesi è passata da sette destinazioni a due, fino all’azzeramento completo delle operazioni su Salerno, concentrando tutte le attività campane su Napoli Capodichino.

L’ultimo colpo è arrivato con l’annuncio di easyJet della cancellazione del volo Salerno-Milano Malpensa a partire dal primo aprile. Una decisione che, di fatto, segna l’uscita della compagnia britannica dallo scalo e accende un campanello d’allarme serio sull’attrattività complessiva dell’aeroporto.

Guardando ai programmi attuali, la Summer 2026 si presenta con un’offerta estremamente ridotta. Al momento sono soltanto due i vettori operativi. Volotea collegherà Salerno con Nantes e Lione due volte a settimana, mentre Ryanair manterrà i collegamenti con Bergamo, Vienna, Londra Stansted e Bruxelles Charleroi con frequenze limitate. Un network che appare lontano anni luce dalle ambizioni iniziali e insufficiente per sostenere una crescita strutturale dello scalo.

Gli effetti di questa contrazione si stanno già riflettendo sui numeri. Nel mese di ottobre sono transitati dall’aeroporto di Salerno 26.547 passeggeri, con un calo del 9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ancora più marcato il dato di novembre, con appena 15.479 passeggeri contro i 35.703 del 2024, un crollo superiore al 50 per cento che evidenzia una perdita di appeal sempre più evidente.

Dietro la fuga delle compagnie si intrecciano diversi fattori. Da un lato le difficoltà operative e commerciali di uno scalo ancora giovane, dall’altro la concorrenza fortissima di Napoli Capodichino, che nonostante la saturazione continua a garantire volumi e ricavi più sicuri ai vettori. A questo si aggiunge l’incertezza sulla domanda reale nei mesi di bassa stagione e la necessità di politiche di incentivo più incisive per rendere Salerno realmente competitivo.

Il cambio di denominazione in “Aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento” punta a rafforzare il legame con il territorio, ma da solo non basta. Senza una strategia chiara di sviluppo, investimenti mirati e un coordinamento efficace tra istituzioni, gestore aeroportuale e operatori turistici, il rischio è che lo scalo torni a vivere una fase di marginalità, vanificando gli sforzi e le risorse impiegate per la sua riapertura.

Il progetto Salerno resta potenzialmente decisivo per l’economia del territorio, ma i segnali degli ultimi mesi indicano che il tempo dell’entusiasmo è finito. Ora servono scelte concrete, rapide e credibili per evitare che, dopo il tanto atteso ritorno ai voli di linea, l’aeroporto campano scivoli di nuovo ai margini del sistema aeroportuale nazionale.