Addio TARI: come cambia la tassa rifiuti

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Con l’arrivo del nuovo anno, il sistema di tassazione sui rifiuti è destinato a cambiare profondamente. La TARI verrà progressivamente affiancata, e in molti casi sostituita, dalla Tariffa Puntuale sui Rifiuti, conosciuta come TARIP. Un passaggio che segna un cambio di filosofia: non più una tassa calcolata in modo astratto, ma una tariffa legata ai comportamenti reali dei cittadini.

La TARIP rappresenta un’evoluzione della TARI. Entrambe servono a coprire i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, ma lo fanno con criteri molto diversi. La nuova tariffa nasce con l’obiettivo di incentivare comportamenti più responsabili e sostenibili, premiando chi produce meno rifiuti e differenzia meglio.

Oggi in Italia i Comuni che applicano la TARIP sono poco più di un migliaio e coinvolgono circa il 14 per cento della popolazione. Il sistema è diffuso soprattutto nel Nord, mentre nel Centro-Sud e nelle Isole resta ancora un’eccezione. L’introduzione della tariffa puntuale è possibile solo nei Comuni dotati di un sistema di misurazione precisa dei rifiuti prodotti da ogni utenza.

La differenza principale tra TARI e TARIP sta nel metodo di calcolo. La TARI si basa su parametri fissi come la superficie dell’immobile e il numero dei residenti. In sostanza, si paga indipendentemente da quanti rifiuti si producono. La TARIP, invece, introduce un criterio più equo: ciascun cittadino paga in base alla quantità effettiva di rifiuti indifferenziati che conferisce. È il principio del “paga per quello che butti”, pensato per ridurre gli sprechi e incentivare la raccolta differenziata.

Con la TARIP la bolletta sarà composta da una quota fissa, calcolata in base ai metri quadrati dell’abitazione, e da una quota variabile legata al numero di svuotamenti del contenitore del secco non riciclabile. Ogni utenza avrà un numero minimo di svuotamenti inclusi. Superata quella soglia, scatterà un costo aggiuntivo per ogni conferimento extra. Il sistema si basa su contenitori dotati di chip, in grado di registrare peso e numero degli svuotamenti, permettendo così un calcolo puntuale dell’importo dovuto.

I vantaggi della TARIP sono molteplici. Dal punto di vista ambientale, favorisce la riduzione dei rifiuti e aiuta a raggiungere gli obiettivi di riciclo fissati a livello europeo. Sul piano economico, introduce un principio di equità: chi produce meno rifiuti paga meno. Un meccanismo che spinge famiglie e attività commerciali a migliorare la qualità della raccolta differenziata.

Per risparmiare con la tariffa puntuale diventa fondamentale separare correttamente i rifiuti, conferendo nel secco non riciclabile solo ciò che non può essere recuperato. Un altro accorgimento utile è esporre il contenitore dell’indifferenziato solo quando è effettivamente pieno, evitando svuotamenti inutili che incidono sulla quota variabile.

Il passaggio dalla TARI alla TARIP non ha solo effetti economici e ambientali, ma anche giuridici. La tariffa puntuale, essendo commisurata al servizio reso, non rientra più nell’ambito dei tributi in senso stretto. Eventuali controversie non saranno quindi di competenza del giudice tributario, ma del giudice ordinario.

La TARIP segna così un cambio di paradigma: da tassa generalizzata a tariffa legata ai comportamenti individuali. Un sistema che responsabilizza i cittadini e rende la gestione dei rifiuti una questione concreta, misurabile e, soprattutto, evitabile negli sprechi.