Addio a Ezio Vendrame – il calcio italiano ha perso un folle che dava spettacolo

La scomparsa di Ezio Vendrame a 72 anni Il George Best italiano era capace di rendere indimenticabile una partita inutile. Il prossimo 21 novembre avrebbe compiuto 73 anni. Friulano di Casarsa, Ezio Vendrame non era nato con la camicia, ma con il pallone tra i piedi. Eppure più volte ha dichiarato di non avere mai amato il calcio e di aver praticato questo gioco solamente per guadagnare quattrini. Questo, però, non gli ha impedito di essere considerato un’artista, dotato del tocco dei grandi campioni, capace di scartare da solo anche un’intera squadra facendo cadere a terra gli avversari come altrettanti birilli. Una volta capito davvero, a Padova, quando militava con la maglia biancoscudata. Ezio partì dall’area di rigore avversaria, dribblò uno a uno i propri compagni di gioco financo il portiere, poi sistemò la palla sulla linea di porta, guardò verso la tribuna con un gesto chiaramente provocatorio all’indirizzo dei giornalisti che non erano mai stati tra i suoi ammiratori, e quindi se ne andò negli spogliatoi. In quella occasione un tifoso, come raccontano le cronache, morì di infarto.

Lo si ricorda soprattutto per le sue innumerevoli stravaganze, l’amore per la chitarra e, quando era giovane, le fughe con il sacco a pelo sulle spalle in cerca di incontri nel mondo da lui preferito, quello dei dissidenti, dei contrari, dei contestatori. Eppure sia quando vestì la maglia del Napoli che quella del Vicenza, diventò in poco tempo l’idolo dei tifosi di quelle squadre. Sergio Campana, storico presidente dell’Associazione Calciatori, lo battezzò in modo perfetto: “Vendrame era genio e sregolatezza, ti potevi aspettare di tutto. Come quando, durante una partita, saliva sul pallone con entrambi i piedi e si metteva una mano sulla fronte per vedere dove si trovasse il compagno meglio piazzato per passargli la sfera, un modo per condizionare gli avversari e far capire che il protagonista era lui”.

Sapeva sempre sorprendere. Durante una partita all’Appiani, vide dal campo un amico che se ne stava dietro la rete di recinzione. Abbandonò compagni ed avversari e andò a salutare l’amico che in quel momento stava fumando.
 Sempre con la maglia del Padova, in casa dell’Udinese, fischiato sin dall’inizio dai tifosi friulani, segnò due gol, il secondo dei quali direttamente da calcio d’angolo: prima di tirare, a gesti indicò al pubblico bianconero da lì avrebbe segnato direttamente, cosa che puntualmente accadde.Ma le sue passioni erano altre, tra cui la musica e poesia: amico del cantautore Piero Ciampi, durante un incontro allo stadio Appiani con la maglia del Padova fermò il gioco per salutare pubblicamente il musicista, dopo averlo riconosciuto per caso sugli spalti.
Scrittore e poeta ha scritto diverse libri tra cui “Se mi mandi in tribuna, godo” , dove aveva raccontato molti episodi della sua carriera.
Questo era Vendrame calciatore, un instancabile donnaiolo. «Quante donne ho portato a letto? Centinaia, ma le ho amate una per una. Non ho mai fatto l’amore senza sentimento». Da ragazzino, approdato alla Spal, diserta addirittura gli allenamenti perché si innamora di una baby-prostituta genovese. Insomma una “Bocca di rosa”.
Qua e là affiorano verità importanti. Stagione 1972-73, Roma-Vicenza. «Dovevamo salvarci, ci serviva un punto. Tre ore prima della gara il medico ci somministrò una particola. Ce la mise in bocca come se fosse stato un sacerdote alle prese con le ostie. Al riscaldamento eravamo imbambolati, in campo avevamo sonno. Per fortuna la Roma sembrava nelle stesse condizioni e la partita finì 0-0. La sera rientrammo in albergo e a una certa ora della notte ci ritrovammo tutti a correre nei corridoi. Avevo la bava alla bocca e una strana agitazione dentro. La “bomba” a scoppio ritardato».