Acquafredda Maratea – Venerdì 21 agosto, anteprima del volume “Coco optimo. Cuochi, briganti e brigate di cucina nell’antica Roma”

Venerdì 21 agosto ad Acquafredda di Maretea, nell’ambito de #idialoghidiacquafredda magistralmente condotti dal prof. Manuel Fabrizio Sirignano, anteprima del volume di Laura Del Verme “Coco optimo. Cuochi, briganti e brigate di cucina nell’antica Roma”.

È allegro, indefinito e caotico, il mondo dei cuochi nella Roma Imperiale. Furfanti geniali e creativi, controllati a vista dai ricchi patrizi che li prendevano ‘a nolo’ al mercato, erano ricercati e temuti e, nell’arco dei secoli, sono stati gli artefici invisibili di quelle celebrate bontà che noi oggi consideriamo ardite mescole.

Una costruzione che qui proveremo a descrivere solo marginalmente: è quello dei Romani, un gusto per palati assai diversi dal nostro. Noi siamo troppo abituati a cibi sorprendentemente estranei alla nostra terra, per apprezzare gli intingoli che mandavano in visibilio i Romani, per cui anche la sola capacità di versare la giusta quantità di garum nelle vivande, era un’arte.

Ma chi era dunque il cuoco, a Roma?

Proveremo a scoprirlo in queste pagine, anticipando già al lettore, che gli storici antichi credevano che “in nulla il cuoco differisce dal poeta: nel mestiere d’entrambi, l’inventiva è tutto” e che il suo status era insolitamente ambiguo. La categoria conosceva furfanti, schiavi, liberti e capricciosi favoriti dell’Imperatore; figure passate alla storia sia per la loro arte che per le debolezze dei loro potenti amici.
Quello che è però evidente, e che raramente il cuoco era un semplice schiavo, come dimostra, tra le tante iscrizioni note, la lapide funebre che dà il titolo a questo libro. Essa è appartenuta a Marcius Faustus, fiero liberto di Alba Fucens, che decide nella prima età Imperiale di far dipingere con eleganti caratteri, sulla stele che lo accompagnerà per sempre, Coco Optimo. Un epitaffio annunciante la sua orgogliosa appartenenza all’eccentrica categoria degli skilled-cook.

Tutto ciò è reso possibile soprattutto grazie allo stile di Francesco D’Amato, direttore della casa editrice D’Amato, ovviamente, come decine di ottimi capolavori, questa ennesima chicca darà un valore indiscusso al lettore che riscoprirà il piacere della lettura che evidenza i capolavori della D’Amato Editore, da non perdere.

Un particolare ringraziamento va al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e al suo direttore Paolo Giulierini per aver autorizzato l’utilizzo dell’immagine del gruppo marmoreo della bollitura del maiale e Marco Flaminio per la realizzazione del bellissimo trailer.

TRAILER – 

Venerdì 21 agosto ad Acquafredda di Maretea, nell’ambito de #idialoghidiacquafredda magistralmente condotti dal prof. Manuel Fabrizio Sirignano, anteprima del volume di Laura Del Verme “Coco optimo. Cuochi, briganti e brigate di cucina nell’antica Roma”.È allegro, indefinito e caotico, il mondo dei cuochi nella Roma Imperiale. Furfanti geniali e creativi, controllati a vista dai ricchi patrizi che li prendevano ‘a nolo’ al mercato, erano ricercati e temuti e, nell’arco dei secoli, sono stati gli artefici invisibili di quelle celebrate bontà che noi oggi consideriamo ardite mescole.Una costruzione che qui proveremo a descrivere solo marginalmente: è quello dei Romani, un gusto per palati assai diversi dal nostro. Noi siamo troppo abituati a cibi sorprendentemente estranei alla nostra terra, per apprezzare gli intingoli che mandavano in visibilio i Romani, per cui anche la sola capacità di versare la giusta quantità di garum nelle vivande, era un’arte. Ma chi era dunque il cuoco, a Roma? Proveremo a scoprirlo in queste pagine, anticipando già al lettore, che gli storici antichi credevano che “in nulla il cuoco differisce dal poeta: nel mestiere d’entrambi, l’inventiva è tutto” e che il suo status era insolitamente ambiguo. La categoria conosceva furfanti, schiavi, liberti e capricciosi favoriti dell’Imperatore; figure passate alla storia sia per la loro arte che per le debolezze dei loro potenti amici. Quello che è però evidente, e che raramente il cuoco era un semplice schiavo, come dimostra, tra le tante iscrizioni note, la lapide funebre che dà il titolo a questo libro. Essa è appartenuta a Marcius Faustus, fiero liberto di Alba Fucens, che decide nella prima età Imperiale di far dipingere con eleganti caratteri, sulla stele che lo accompagnerà per sempre, Coco Optimo. Un epitaffio annunciante la sua orgogliosa appartenenza all’eccentrica categoria degli skilled-cook.Un particolare ringraziamento va al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e al suo direttore Paolo Giulierini per aver autorizzato l’utilizzo dell’immagine del gruppo marmoreo della bollitura del maiale e Marco Flaminio per la realizzazione del bellissimo trailer.

Gepostet von D'Amato editore am Sonntag, 16. August 2020